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"Tram deragliato, l'autista non era al telefono"

I legali del conducente: "È ancora sotto choc e confuso, l'interrogatorio con i pm è solo rimandato"

"Tram deragliato, l'autista non era al telefono"
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"Si è avvalso della facoltà di non rispondere, non è ancora nelle condizioni fisiche di parlare con gli inquirenti": ieri l'avvocato Mirko Mazzali, che insieme all'avvocato Benedetto Tusa assiste il tranviere (nella foto) indagato dalla Procura di Milano per il deragliamento dello scorso 27 febbraio, ha spiegato che il 60enne è tuttora sotto choc. Dunque, convocato dai pm, ha scelto di non rispondere alle loro domande.

Il dipendente Atm è accusato di disastro ferroviario, omicidio e lesioni colposi. Nell'incidente del tram della linea 9 in viale Vittorio Veneto sono morti due passeggeri, Ferdinando Favia e Okon Johnson Lucky, e ci sono stati circa 50 feriti. Dopo essere uscito dalla stanza dei pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara, che coordinano le indagini, il difensore ha aggiunto: "Al momento dell'impatto posso escludere che fosse al telefono", in riferimento all'ipotesi che il tranviere sia stato distratto dal cellulare. Il telefonino gli era stato sequestrato e ora, dopo che è stata eseguita la copia forense, gli è stato restituito. L'avvocato Mazzali riferisce altri dettagli sull'accaduto: "Il mio assistito si ricorda prima della fermata che ha saltato e poi l'impatto. Ha saltato la fermata perché e svenuto. Ha assolutamente dei buchi, non ricorda bene quanto accaduto dopo il malore". L'indagato infatti, che ha trent'anni di esperienza in azienda e mai un incidente, ha ribadito ai propri difensori di essersi fatto male a inizio turno quando, "alla presenza del collega che aveva finito il turno", ha urtato l'alluce del piede sinistro caricando la carrozzina di un disabile. Il dolore sarebbe cresciuto piano piano, fino a diventare fortissimo, tanto da causare un mancamento. La sincope vasovagale, diagnosticata all'ospedale Niguarda, sarebbe all'origine della fermata saltata e della mancata attivazione dello scambio che ha portato il Tramlink a girare a sinistra finendo la corsa contro un palazzo. "Il medico dell'ospedale riconosce il malore, questa connessione con quanto accaduto prima la faremo accertare anche a un nostro medico legale a cui ci rivolgeremo per una consulenza". Sulla versione del malore dopo l'infortunio, avvenuto "una quarantina di minuti prima", gli inquirenti hanno alcuni dubbi.

Il legale ha sottolineato, inoltre, che il 60enne "sta ancora male. Non riesce a ricordare cosa è accaduto dopo l'incidente. Non è riuscito a spiegare anche a noi se ha fatto qualche altra telefonata", oltre al messaggio inviato alla famiglia, "e se l'ha fatta, era così in stato di choc che non se lo ricorda. È stato questo che ci ha determinato a non fare l'interrogatorio". Che è stato comunque posticipato: "Non ci vogliamo sottrarre". Il dipendente Atm "è in malattia per infortunio fino a domenica prossima".

Per ricostruire la dinamica dell'incidente e accertare se si sia trattato di un errore umano o di un guasto tecnico, oltre alla consulenza cinematica sarà molto importante l'esame della scatola nera del mezzo

deragliato. I pm valuteranno, a questo scopo, se allargare il numero degli indagati tra i responsabili della sicurezza di Atm. Questo a garanzia, per tutte le analisi irripetibili da svolgere con la presenza di consulenti.

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