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Il tranviere ai pm: "Non ero al cellulare, sono svenuto"

I pm aspettano la perizia sulla scatola nera per stabilire i tempi della telefonata

Il tranviere ai pm: "Non ero al cellulare, sono svenuto"
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"Non stavo telefonando". Pietro Montemurro, tranviere con quarant'anni di servizio impeccabile sulle strade milanesi, ieri è tornato a rivendicare con forza la sua innocenza incontrando per la prima volta i magistrati che lo indagano per duplice omicidio colposo e disastro colposo. Il pomeriggio del 27 febbraio, quando il tram della linea 9 ai suoi comandi imboccò a tutta velocità lo scambio di via Vittorio Veneto, a fargli prendere il controllo del mezzo fu il malore che lo aveva colto poco prima, e che aveva segnalato per telefono a un collega. A quello serviva la telefonata. Iniziata e conclusa a tram fermo, durante la sosta in piazza Repubblica. Dunque era già conclusa quando il tram saltò l'ultima fermata. E quando Montemurro non azionò, come prevedeva la procedura, lo scambio che avrebbe consentito al tram - un ultimissimo modello di Tramlink appena entrato in servizio - di proseguire la sua corsa rettilinea verso Porta Venezia.

Nei giorni scorsi Montemurro, rimasto lievemente ferito nell'incidente, aveva fatto sapere di essere ancora sotto choc. Ora l'interrogatorio davanti alle pm Elisa Calanducci e Corinna Carrara è stato chiesto dai difensori del tranviere, esasperato dalle fughe di notizie che nei giorni scorsi lo hanno indicato come unico responsabile del disastro in cui hanno perso la vita due cittadini. Secondo quanto trapelato, la lunga telefonata - tre minuti e 40 secondi - sarebbe terminata appena dodici secondi prima dello schianto. Ma è una ricostruzione che i legali del tranviere, Mirko Mazzali e Benedetto Tusa, contestano in toto. "Svilupperemo degli accertamenti tecnici - dicono i legali - su quel malore che ha avuto. Ha spiegato che quel che può essere successo è che non ha messo giù la chiamata e per quello è durata di più". Oggetto della chiamata, "quel malore che aveva dall'inizio dovuta alla botta all'alluce del piede sinistro. Voleva sapere dal collega cosa fare nel caso fosse aumentato e l'altro gli ha detto che nel caso avrebbe dovuto avvisare la centrale".

E intanto continuano gli accertamenti tecnici dell'inchiesta, disposti dal procuratore Marcello Viola che ha partecipato personalmente ai primi sopralluoghi e che coordina il lavoro delle sue pm.

Tra gli obiettivi c'è in primo luogo verificare perchè non siano entrati in funzione immediatamente i dispositivi automatici di blocco che devono per legge essere inseriti sui tram e che avrebbero causato la fermata del 9 in tempo per evitare lo schianto. Ma di questo nell'interrogatorio di ieri non si è parlato: "Lui dal momento in cui è svenuto ha avuto questo buco nero e non si ricorda più nulla". Ma sa che "è svenuto quando era in accelerazione, tenendo la leva".

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