Travaglio attacca: "Non sono una foca ammaestrata che obbedisce al domatore"

Ieri Santoro aveva bacchettato il vicedirettore del Fatto Quotidiano: "Marco rispetti le regole, altrimenti amici come prima"

Travaglio attacca: "Non sono una foca ammaestrata che obbedisce al domatore"

Marco Travaglio non tace: dopo la lite in diretta con Michele Santoro durante la puntata di Servizio Pubblico di giovedì scorso, il vicedirettore del Fatto Quotidiano risponde ai commenti del conduttore, che lo aveva richiamato al rispetto della linea editoriale del programma, con un editoriale al vetriolo.

E lo fa con la sua arma preferita: l'ironia. Nel durissimo fondo in edicola oggi, Travaglio firma un sarcastico j'accuse intitolato "Lo confesso", in cui "si scusa", per ben quindici volte. Si scusa per tutte le accuse rivolte in trasmissione ai responsabili dell'alluvione di Genova, si addossa tutte le responsabilità del disastro, scagionando Claudio Burlando da ogni addebito. Si scusa addirittura con l'ex sindaco Adriano Sansa "per aver difeso il suo buon governo" e aggiunge che Sansa dovrebbe anzi vergognarsi "per aver risparmiato alluvioni alla sua città per 17 anni".

Ma la stoccata finale, com'era prevedibile, è riservata a Santoro e a Servizio Pubblico: "Mi scuso per non esser nato foca ammaestrata che canta o tace al fischio del domatore. Mi scuso per aver abbandonato lo studio proprio quando stavano per convincermi: ancora dieci secondi e avrei confessato che l'alluvione l'ho fatta io. Il fango c'est moi."

Parole durissime, che arrivano all'indomani dell'aut-aut di Santoro: "Travaglio non limiti la libertà di pensiero e di parola degli ospiti. Se ciò non fosse possibile e la nostra collaborazione dovesse interrompersi, amici come prima." Chi sperava in una distensione dovrà ricredersi.

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