Travaglio "scorda" il piano Conte

In tempo di guerra ognuno ha il suo piano di pace

Travaglio "scorda" il piano Conte

In tempo di guerra ognuno ha il suo piano di pace. Chi più efficace e chi meno. Una ovvietà che ieri segnalava nel suo puntuto editoriale Marco Travaglio (nella foto), direttore del Fatto Quotidiano. E via con un elenco, assolutamente all'insegna dello sberleffo, di tutte le più svariate ipotesi sul cessate il fuoco messe in campo dai vari leader internazionali, nazionali e manca poco pure locali. Irride Joe Biden per i suoi amici immaginari ai quali stringe calorosamente le mani, punzecchia Putin, se la prende con lo «svogliato» Draghi (cosa dovrebbe fare? Mettersi l'elmetto e andare in trincea?) attacca Letta e pure Sergio Matterella per la sua poca originalità. Poi, come da copione, si accanisce con Matteo Salvini e con Silvio Berlusconi. Ma, d'altronde, ci saremmo stupiti del contrario. Anche se - ed è questa la cosa interessante - l'affondo più feroce è dedicato all'ex amico, ora nemico giurato, Luigi Di Maio, il cui pensiero è sintetizzato in un eloquentissimo spazio vuoto incorniciato tra due virgolette. Il ministro degli Esteri paga due pesantissime colpe: non seguire più alla lettera i dettami della linea Travaglio ed aver aperto senza indugi al filo atlantismo. Peccati mortali dalle parti del Fatto. Ma più che le parole di Travaglio, ci colpiscono le sue omissioni. Le sue «censure affettive». Possibile che in questo irresistibile tour delle possibili soluzione al conflitto russo-ucraino non ci sia stato spazio per il suo grande amico Giuseppe Conte? Non sarà Winston Churchill, ma è pur sempre un ex premier e il leader del partito che ha preso più voti alle ultime elezioni. O forse il problema è che l'avvocato di Volturara Appula - per non scontentare alcuna delle riottose anime rimaste all'interno del Movimento - finora si è esibito in imbarazzanti supercazzole e avvitamenti linguistici senza produrre, non diciamo un piano di pace, ma almeno una linea chiara? Quindi meglio proteggerlo da se stesso, soprassedere, sorvolare, per non dover lasciare un imbarazzante spazio vuoto tra le virgolette anche all'amico Giuseppi, ultimo feticcio delle tante battaglie perdute del Fatto.

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