Tre articoli plagiati in "Gomorra". Saviano per la legge è un copione

La Cassazione conferma, tranne per la quantificazione dei danni, le decisione della Corte d'appello di Napoli

Tre articoli plagiati in "Gomorra". Saviano per la legge è un copione

Secondo lui, Roberto Saviano, si trattava di bazzeccole. Come scriveva già nel 2013 sui social network: «Neanche due pagine su un totale di 331». Eppure, secondo i giudici, nel suo libro più famoso, Gomorra (10 milioni di copie, cifra incredibile per l'Italia), ci sarebbero plagi evidenti. Il caso ha una lunga storia giudiziaria. Il suo best seller del 2006 rielaborava molti dei casi di cronaca napoletana di quegli anni. Come è ovvio, spesso pescandoli dai giornali. Sulla modalità di questo “copia e incolla” aveva avuto da ridire la società Libra che edita Cronache di Napoli e Corriere di Caserta. Ha fatto causa, nel 2008, ritenendo che 3 articoli delle sue testate fossero stati riprodotti nel testo senza citarli e senza autorizzazione. La sentenza di primo grado sembrava confermare le ragioni di Saviano: nel 2010 venne assolto e addirittura risarcito con 5mila euro. Ma nel 2013, in secondo grado di giudizio, la corte d'Appello di Napoli (sezione specializzata in materia di proprietà intellettuale) aveva ritenuto Saviano e il suo editore di allora, Mondadori, responsabili di «illecita riproduzione» e li aveva condannati in solido al risarcimento dei danni, patrimoniali e non, per 60mila euro.

Lo scrittore ha fatto ricorso in Cassazione. Come spiegava all'epoca della vicenda: «Anche se si tratta dello 0,6% del mio libro non voglio che nulla mi leghi a questi giornali». Ieri la Cassazione ha rigettato il ricorso di Saviano, almeno per quanto riguarda la «illecita riproduzione». Delle contestazioni alla sentenza presentate dai legali dello scrittore sarebbe stata accetta solo quella relativa alla riquantificazione del danno. Non sarebbe infatti chiaro come debba essere computato il danno subito da Libra perché Gomorra e i loro giornali circolano «su circuiti commerciali del tutto diversi». E anche le caratteristiche temporali delle pubblicazioni rendono difficile un computo di questo tipo perché Gomorra è «stata edita dopo più di un anno dalla uscita dei giornali». Insomma i 60mila euro liquidati in appello, a fronte dei complessivi 300mila chiesti potrebbero essere ridiscussi nell'appello bis. Ma la Corte di Appello non potrà più deliberare di nuovo sulla questione se Saviano abbia copiato o no, né potrà negare il plagio nei casi già accertati nella pronuncia precedente. La Cassazione è stata chiara, i credit degli articoli di Libra vanno citati in Gomorra : «Detta citazione è espressamente prevista dall'art. 70 comma 3 della legge sul diritto d'autore». Verrebbero così riconfermati alcuni dei punti più duri da digerire per lo scrittore della sentenza del 2013. Come questo: «Saviano non si è limitato a riferire nella loro rigorosa oggettività notizie desunte aliunde, ma si è appropriato anche delle modalità con cui esse erano state esposte, nonché delle parole più significative adoperate dal giornalista...» .

E se la vicenda giudiziaria pare arrivata praticamente al termine (tranne per questioni meramente economiche) resta da capire che effetti avrà sulla credibilità di Saviano. Certo si tratta comunque di una parte minima del libro, come ha detto Saviano. Ma è bastata una pagina su 270 per minare la credibilità di Augias quando si è scoperto che in Disputa su Dio e dintorni (Mondadori) le conclusioni di Augias sull'esistenza di Dio, erano simillime all'apertura de La Creazione (Adelphi) di Edward O. Wilson. Soprattutto perché a un paladino della legalità, e noi non dubitiamo che Saviano lo sia, le virgolette non sarebbero costate molto. Invece quanta fatica per ottenere un credit... Già era stato antipatico il caso del giornalista Simone Di Meo. Un suo articolo è stato riconosciuto come fonte di Gomorra solo dall'undicesima edizione. Ma invece, di fronte ad una sentenza in cui si legge che c'è stata «attività plagiaria» e «riproduzione quasi integrale dell'opera plagiata» Saviano cosa risponde? «Sono contento che la Cassazione abbia accolto il mio ricorso contro i quotidiani del gruppo Libra». Delle due l'una allora: o i 60mila euro per lui contano più dell'originalità o davvero uno le sentenze le legge come vuole.

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