È stato un risveglio dolce per l'Italia. Un risveglio con le agenzie che battevano le prime notizie sulla liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò, imprigionati nell'osceno carcere Rodeo 1 a Caracas, nelle grinfie del regime ormai morente di Nicolàs Maduro. L'annuncio è arrivato attorno alle 5,30: Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell'ambasciata d'Italia a Caracas". Tajani ha raccontato di avere scambiato qualche parola al telefono con i due che "sono in buone condizioni" e "presto rientreranno in Italia". Tajani ha proseguito dando merito alla presidente ad interim dello stato sudamericano Delcy Rodriguez del gesto di buona volontà "che il governo italiano apprezza molto".
Il sollievo è immediato anche se regna la cautela per evitare di pronunciare frasi che irritino il governo di Caracas. Per questo i giornalisti sono stati tenuti a distanza. Trentini, smagrito e rasato ("non per mia scelta", precisa) ha un sorriso più largo della bocca ma sembra anche frastornato. Poi dopo qualche ora ritrova un po' di lucidità e al Tg1 dice: "Sono Alberto Trentini. Sono qui nella residenza dell'ambasciata italiana a Caracas. Sono libero. Desidero ringraziare il presidente del Consiglio, il governo, il ministro degli Esteri Tajani, il corpo diplomatico che si è attivato ed ha portato a termine la liberazione mia e di Mario Burlò".
In precedenza, a caldo, Trentini aveva detto qualcosa della sua prigionia che, sarà il sollievo, nei suoi racconti appare meno orribile di quanto ci si sarebbe aspettati: "Ci hanno trattato bene, non ci hanno torturato. E anche il cibo era sufficiente". Ma non è il caso di irritare il governo di Caracas e di mettere a repentaglio il fragile dialogo. Perché si sa che il penitenziario venezuelano ha una fama lugubre, è considerato il più pericoloso del Paese, un lager destinato a prigionieri politici che vengono tenuti in condizioni "crudeli, disumane e degradanti", in molti casi entro il recinto maledetto della tortura. Un inferno che ieri appariva lontano: era il giorno della felicità e nient'altro.
All'ambasciata, situata nel municipio di Chacao, quartiere degli affari di Caracas, hanno atteso Trentini e Burlò per tutta la notte con le luci accese. Quanto sono giunti, all'alba, i due hanno potuto respirare, sentirsi quasi a casa, rifocillarsi, e parlare al telefono coi loro familiari in Italia. In attesa dell'abbraccio, che dovrebbe avvenire oggi. Il volo di ritorno dovrebbe essere partito nella notte e mentre leggete queste righe i due liberati potrebbero già essere atterrati a Ciampino e Trentini essersi messo sulla strada del ristorno a Venezia con i suoi familiari.
Familiari che naturalmente sono stati i primi ad avere la notizia e a esultare. "Alberto finalmente è libero! - esulta l'avvocata della famiglia Trentini, Alessandra Ballerini -. Questa è la notizia che aspettavamo da 423 giorni! Ringraziamo tutti quelli che hanno reso possibile, anche lavorando nell'invisibilità, la sua liberazione". Poi una confessione più intima: "Tutti questi mesi di prigionia hanno lasciato in Alberto e in noi che lo amiamo ferite difficilmente guaribili, adesso avremo bisogno di tempo da trascorrere in intimità per riprenderci". E quindi: "Vi chiediamo di rispettare il nostro silenzio e la nostra riservatezza. Oggi vogliamo solo pace. Grazie!".
Per la mamma di Alberto, Armanda Colusso, è iniziata una giornata ricca di emozioni e impegni. Dapprima il breve colloquio telefonico con il figlio. Poi la telefonata del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha espresso alla donna la comunanza nella sofferenza prima e nella felicità oggi. Poi la donna, attorno alle 12,15, è salita a bordo di un'auto che l'aspettava fuori dal portone di casa e si è allontanata, dribblando le domande dei giornalisti che nel frattempo si erano assiepati al Lido di Venezia, dove la famiglia vive, e salutando velocemente amici e conoscenti.
A piazzale Clodio al momento non risultano procedimenti aperti sulla vicenda di Trentini, anche se verrà presto il momento per riannodare i fili della storia a partire dal 17 ottobre del 2024, giorno del suo arrivo in Venezuela per la missione con le ong Humanity e Inclusion, e soprattutto da quel 15 novembre in cui il cooperante veneziano fu catturato a un posto
di blocco e poi incriminato per una serie di fumosi capi di accusa legati a una fantomatica attività terroristica. Che cosa è successo in quel mese? Chi lo ha venduto? Domande importanti ma meno della gioia di queste ore.