Trincea Europa, Merkel ai tedeschi: "Dipende da noi". Felipe: "Stiamo uniti"

La cancelliera tedesca e il Re di Spagna parlano alla nazione. Da Berlino appello alla solidarietà. Johnson: scuole chiuse E Londra trema. L'Oms: l'Africa si svegli

Dopo Emmanuel Macron, anche Angela Merkel e re Felipe VI di Spagna decidono di parlare alla nazione. Dopo Italia, Spagna e Francia, l'imperativo del «tutti a casa» per coronavirus scatta anche in Belgio e riguarda ormai 250 milioni di europei. I morti in Europa sono 3.800, tre quarti delle oltre ottomila vittime nel mondo. E l'Oms avverte: «Il virus avanza, l'Africa si prepari al peggio». Angela Merkel la definisce «la sfida più grande dalla Seconda Guerra Mondiale per la Germania» e senza annunciare misure imperative sui cittadini, oltre allo stop di scuole, ristoranti e negozi, si appella al senso di solidarietà e responsabilità dei tedeschi: «Siamo una democrazia, la sfida non si vince con la forza ma accettando le attuali restrizioni, appropriate e ragionevoli, e restando uniti».

GERMANIA

I contagi in Germania hanno superato quota diecimila. I posti in terapia intensiva sono già stati raddoppiati e diventeranno quasi 60mila. Ma la previsione del principale centro epidemiologico tedesco, il Robert Koch Institut, è che in due-tre mesi ci potrebbero essere 10 milioni di casi in Germania e, nell'eventualità più estrema, la pandemia potrebbe durare due anni. «La situazione è seria, prendetela seriamente», dice la cancelliera parlando per la prima volta in tv alla nazione. «Quanti morti ci saranno? Quante persone care perderemo? La risposta è nelle nostre mani», spiega appellandosi al buon senso dei tedeschi, a cui evidentemente non vuole imporre il divieto di uscire.

SPAGNA

«Il peggio sta arrivando» ha avvisato ieri in Parlamento Pedro Sanchez, primo ministro di una Spagna che si ritrova, con 14mila casi, solo alle spalle dell'Italia in Europa e quarta al mondo per morti e contagi. «Fino all'arrivo del vaccino, siamo noi il vaccino» contro una malattia «silenziosa e crudele» - ha detto il premier - che punisce ciò che «ci rende più umani: la necessità di vivere insieme». Ma a fine giornata è Re Felipe a parlare alla nazione. Poco prima centinaia di spagnoli hanno dato vita a una pentolata di protesta, per chiedere di dirottare sulla sanità il presunto patrimonio del Re emerito Juan Carlos, su cui sta indagando la procura svizzera, e che è stato rifiutato dal figlio, il re Felipe. Il sovrano elogia medici e personale sanitario: «Non vi ringrazieremo mai abbastanza per quello che state facendo per la nazione». Poi l'appello: «Stiamo uniti. Il virus non ci sconfiggerà, ci renderà più forti come società».

FRANCIA

Ospedali sull'orlo del collasso in Francia, dove il ministro degli Esteri Jean-Yves Le Drian annuncia l'arrivo di due aerei dalla Cina con materiale sanitario. I morti sono 264, i contagiati oltre 9mila e Macron si prepara a dichiarare lo stato di «emergenza sanitaria», che permette al primo ministro di prendere per decreto misure più drastiche sulla circolazione delle persone, dandogli anche la possibilità «di requisire tutti i beni e i servizi necessari per evitare la catastrofe sanitaria».

REGNO UNITO

Rischia grosso il primo ministro Boris Johnson, additato per la sua linea ancora troppo morbida. Annuncia la chiusura delle scuole, invita i cittadini a «non lasciare i bimbi con i nonni», ma lascia ancora aperti ristoranti, pub e negozi e ora trema per la capitale, motore del Paese. A Londra si registra un quarto delle 104 vittime del Paese. Tanto che il Chelsea del magnate russo Roman Abramovich mette a disposizione del personale sanitario l'hotel da 231 stanze a Stamford Bridge. E tra gli oltre 2600 contagiati potrebbe esserci l'epidemiologo Neil Ferguson, 52 anni. Il professore dell'Imperial College di Londra è fra gli autori del dossier che, in assenza di misure drastiche, ha previsto la morte di 260mila britannici ed è uno degli scienziati che ha costretto, riuscendoci solo in parte, a far inasprire le misure anti-virus del governo. Via Twitter ha annunciato: «Ho tosse insistente e febbre alta». Sintomi lievi, autoisolamento. «C'è parecchio Covid-19 a Westminster», conclude.

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