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Trump accetta la resa "Sono pronto a lasciare ma il voto è truccato"

Giura: "Se i Grandi elettori diranno Biden andrò via. I suoi 80 milioni di voti? Falsi"

Trump accetta la resa "Sono pronto a lasciare ma il voto è truccato"

New York. L'addio alla Casa Bianca è sempre più vicino per Donald Trump. Nel giorno del Ringraziamento, per la prima volta dalle elezioni del 3 novembre, il presidente americano ha detto che lascerà il 1600 di Pennsylvania se il Collegio elettorale formalizzerà la vittoria di Joe Biden il 14 dicembre. Il tycoon tuttavia non ha ammesso la sconfitta, e anzi ha ribadito che ci sono stati enormi brogli: «Sarà una cosa molto difficile da ammettere perché sappiamo che c'è stata una frode massiccia», ha spiegato, lamentandosi del fatto che le elezioni statunitensi sono state «come quelle in un paese del Terzo Mondo». In ogni caso, è pronto ad abbandonare la residenza presidenziale il 20 gennaio se verrà certificata la vittoria del rivale: «Certamente lo farò, e lo sapete, ma penso che succederanno molte cose da qui al 20 gennaio». Su Twitter, però, ha leggermente corretto il tiro, precisando che «Biden può entrare alla Casa Bianca come presidente solo se dimostra che i suoi ridicoli 80 milioni di voti non sono stati ottenuti in modo fraudolento o illegale». «Quando vedete quello che è accaduto a Detroit, Atlanta, Philadelphia e Milwaukee... - ha proseguito - Una massiccia frode elettorale, ha un grande problema, irrisolvibile».

In realtà è in capo a lui e alla sua campagna l'onere di dimostrare l'eventuale esistenza dei brogli. «L'amministrazione Biden vuole sbarazzarsi dell'America First» ha affermato ancora il presidente. Il Comandante in Capo ha definito «impossibile» che il democratico abbia ottenuto 80 milioni di voti: «Il discorso di Biden per il Thanksgiving ha ottenuto solo 1.000 visualizzazioni online, un minimo storico. Gli osservatori dicono che un candidato con 80 milioni di voti otterrebbe molte piu' visualizzazioni online. I numeri non mentono».

The Donald, invece, si è rifiutato di rispondere alla domanda se parteciperà alla cerimonia di insediamento di Biden, limitandosi a dire di «avere già una risposta» sulla sua presenza o meno all'Inauguration Day. E sull'eventualità di ripresentarsi per la corsa alla Casa Bianca tra quattro anni, non ha sciolto le riserve: «Non voglio ancora parlare del 2024». Nel frattempo, Trump è pronto a tornare in campagna elettorale, questa volta per sostenere i due candidati repubblicani in Georgia (i senatori in carica Kelly Loeffler e David Perdue) in vista del ballottaggio del prossimo 5 gennaio. Il tycoon si recherà nello stato del sud sabato 5 dicembre, e «forse anche una seconda volta».

La corsa per i due seggi del Senato, infatti, è fondamentale per gli equilibri politici dei prossimi quattro anni. Ad ora il Grand Old Party ha 50 seggi nella Camera Alta contro i 48 dei democratici, e deve vincere almeno uno dei due ballottaggi in Georgia per aggiudicarsi la maggioranza di 51 poltrone. In una situazione di parità (50 a 50), il voto decisivo spetterebbe infatti alla vice presidente, Kamala Harris. Se il Gop riuscirà a mantenere il controllo del Senato, invece, Biden sarebbe un'anatra zoppa, e a quel punto partirà il muro di ostruzionismo da parte dei repubblicani e il tentativo di riconquistare la Camera nel Midterm, per poi tornare a marciare sulla Casa Bianca in Usa 2024. Magari con un Trump-bis.

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