"Trump ha vinto perché negli Usa c'è estremismo. Ue più moderata"

Il giornalista Alan Friedman: «C'è disprezzo per l'establishment, ma Donald ha spaventato tutti È stato un pessimo spot»

"Trump ha vinto perché negli Usa c'è estremismo. Ue più moderata"

Tante motivazioni e una ragione più profonda che s'inabissa nelle viscere della storia: «L'Europa è più moderata, l'America, almeno quella che si identifica con la destra repubblicana, è più estremista». Dietro lo skyline dei grattacieli c'è ancora la polvere del Far west a spiegare le dinamiche del voto: la vittoria di Trump e la mezza sconfitta, per ora, di madame Le Pen. Alain Friedman, giornalista e scrittore che come pochi conosce le due sponde dell'Atlantico, legge con il suo background i risultati delle elezioni francesi e li inserisce nel vorticoso mosaico internazionale.

Friedman, si aspettava il successo, sia pure tutto da confermare, di Macron?

«I risultati dimostrano che in Francia regge un grande centro moderato che non si lascia tentare dalle sirene del populismo. Penso a chi si è espresso per Macron, ma anche per Fillon e Hamon».

Marine Le Pen aveva modernizzato il partito del padre. Maquillage insufficiente?

«Tutta la cipria non basta per cancellare l'origine e l'identità di un movimento che rappresenta la destra estrema e cavalca paure e frustrazioni».

Ma allora come mai socialisti e gollisti si sono squagliati nelle urne?

«Attenzione: non confondiamo l'estremismo, che in Francia e in Europa resta minoritario, con il disprezzo per l'establishment che è fortissimo anche a Parigi».

Macron si è incuneato fra i due fenomeni?

«Esatto. Si è capito che l'estremismo in Europa non va oltre il tetto raggiunto in questi anni. È successo in Austria, in Olanda, in Francia. Sarei tranquillo anche sul destino della Germania».

A dispetto di terrorismo e crisi economica l'opinione pubblica resta ancorata all'Europa unita?

«Certo, l'attentato di giovedì non ha spostato gli umori dei francesi. Piuttosto mi hanno colpito molto le interviste delle tv americane ad alcuni giovani che hanno creduto in Macron. Tutti hanno raccontato che Trump li aveva spaventati. Ecco, Trump è un pessimo biglietto da visita per i populisti. Un boomerang che riconduce gli europei alla moderazione».

Ma Trump non può essere catalogato come incidente di percorso. Come spiega l'exploit?

«La Clinton era odiata dai due terzi degli americani; lui ha saputo intercettare il disagio crescente dei bianchi poveri e ancora sono da considerare, pur in assenza di prove, possibili interferenze da parte di Putin. Ma poi c'è una ragione quasi antropologica a marcare la differenza».

Quale?

«L'America in un certo senso è una società più primordiale, rozza, selvaggia».

Siamo ancora ai film con i cowboy e gli indiani?

«L'Europa ama i diritti umani e garantisce l'assistenza sanitaria universale. L'America ha la pena di morte e la cultura delle armi. Gli europei hanno ancora nella loro memoria i massacri della Seconda guerra mondiale. L'Europa si ferma prima, l'America va oltre».

Intanto Londra saluta la Ue. Un altro successo della politica muscolare alla Trump?

«Trump è un populista talvolta estremista, qualche volta opportunista, spesso confusionario. L'Inghilterra invece se ne va perché è un'isola. Trump non c'entra. Gli inglesi sono sempre convinti che quando c'è nebbia sulla Manica il continente sia isolato. Così si faranno del male da soli».

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