Donald Trump valuta nuove opzioni militari contro Teheran, ma spera di non dover ricorrere alla forza. "Abbiamo molte navi grandi e potenti che stanno navigando verso l'Iran proprio ora, e sarebbe fantastico se non dovessimo usarle", dice ai giornalisti il presidente americano, spiegando di aver comunicato alla Repubblica islamica che deve fare "due cose" per evitare un'azione militare: "Primo niente armi nucleari, e secondo smettere di uccidere i manifestanti". Riguardo invece a eventuali colloqui, fa sapere che "ne ho avuti e ne ho in programma altri".
Intanto, gli Stati Uniti impongono nuove sanzioni contro diversi funzionari iraniani, tra cui il ministro dell'interno Eskandar Momeni, "che sovrintende alle forze dell'ordine della Repubblica islamica, un'entità chiave responsabile della morte di migliaia di manifestanti pacifici", afferma il segretario al Tesoro Scott Bessent. Nel mirino anche alcuni comandanti delle Guardie Rivoluzionarie e le società di servizi finanziarie Zedcex Exhange e Zedxion Exchange. Secondo quanto riferiscono dei funzionari Usa al New York Times, negli ultimi giorni a Trump è stato presentato un elenco ampliato di potenziali opzioni militari volte a infliggere ulteriori danni alle strutture nucleari e missilistiche del Paese o a indebolire la guida suprema iraniana. Il tycoon, precisano le fonti, non ha ancora autorizzato un'azione né scelto tra le opzioni presentate dal Pentagono, e resta aperto a una soluzione diplomatica. "In qualità di comandante in capo delle forze armate più potenti del mondo, il presidente ha a sua disposizione molte scelte per quanto riguarda l'Iran - dice Anna Kelly, portavoce della Casa Bianca -. Spera che non sia necessaria alcuna azione, ma il regime dovrebbe raggiungere un accordo prima che sia troppo tardi".
Tra le opzioni più rischiose, secondo il Nyt, ci sarebbe quella di inviare segretamente commando statunitensi per distruggere o danneggiare gravemente parti del programma nucleare iraniano non ancora colpite dai raid dello scorso giugno. Un'altra potrebbe essere una serie di attacchi contro obiettivi militari e strategici che potrebbero creare le condizioni sul terreno affinché le forze di sicurezza iraniane o altre forze possano deporre la guida suprema, l'ayatollah Ali Khamenei. Infine, Israele preme per una terza strada, ossia che gli Stati Uniti si uniscano a Tel Aviv in un nuovo attacco contro il programma di missili balistici di Teheran. Il Times of Israel rivela che un cacciatorpediniere lanciamissili Usa ha attraccato nella città portuale israeliana di Eilat, sul Mar Rosso: il suo arrivo era pianificato in anticipo e rientrava nella cooperazione in corso tra l'Idf e l'esercito Usa. Il ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi ripete che è disposto ad avviare negoziati "equi" con Washington sul dossier nucleare e si augura che gli Usa "agiscano con razionalità" evitando un conflitto. Poi avverte: "Siamo pronti per i negoziati, ma siamo anche pronti per la guerra". Intanto, Teheran reagisce alla decisione dell'Unione Europea di definire il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica come gruppo terroristico. "Le pericolose conseguenze di questa decisione ostile e provocatoria ricadranno direttamente sui responsabili politici europei - avverte lo Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane -.
L'azione irrazionale, irresponsabile e detestabile dell'Ue è stata indubbiamente intrapresa in obbedienza alle politiche egemoniche e disumane di Usa e Israele, e riflette la profondità dell'ostilità e del risentimento dei leader del blocco nei confronti dell'Iran, delle sue forze armate e della sua sicurezza".