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Trump minaccia Cuba: "Accordo ora"

Donald: "Basta soldi e petrolio da Caracas, intesa prima che sia tardi". L'Avana: "Criminali"

Trump minaccia Cuba: "Accordo ora"
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Dopo la cattura di Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alza il tiro contro Cuba e annuncia la fine del flusso di petrolio venezuelano verso l'Avana. "Non ci sarà più petrolio o denaro per Cuba. Zero", ha scritto l'inquilino della Casa Bianca sul social Truth, invitando il regime comunista a "fare un accordo prima che sia troppo tardi".

Secondo Trump, per anni l'isola avrebbe retto economicamente grazie a un patto con Caracas: sicurezza in cambio di greggio. Washington sostiene ora che l'asse Caracas-Avana si sia spezzato definitivamente con l'arresto del leader chavista. Trump ha inoltre affermato che decine di ufficiali cubani sarebbero morti durante il blitz nel tentativo di proteggere Maduro, una circostanza confermata solo in parte dal governo dell'Avana, che ha ammesso la presenza di 32 uomini caduti in Venezuela, anche se secondo fonti indipendenti il numero reale sarebbe almeno il doppio. "Il Venezuela ora ha gli Stati Uniti a proteggerlo", ha ribadito Trump, "non ha più bisogno di estorsori".

La reazione cubana è stata immediata. Il ministro degli Esteri dell'Avana Bruno Rodríguez ha negato qualsiasi pagamento per servizi di sicurezza, accusando Washington di ricorrere a "ricatti e coercizione militare". Sulla stessa linea il presidente de facto Miguel Díaz-Canel, che su X ha rivendicato la sovranità dell'isola e promesso resistenza "fino all'ultima goccia di sangue".

Dietro lo scontro verbale si profila però una minaccia concreta. Lo stop alle forniture venezuelane - circa 30mila barili al giorno nel 2025 - rischia di paralizzare il sistema elettrico cubano, già in condizioni critiche. L'isola attraversa infatti la peggiore crisi economica, sociale e dei diritti umani dall'inizio della rivoluzione, oltre 67 anni fa, e rischia di perdere anche i proventi delle missioni mediche all'estero, oggi una delle principali fonti di valuta per il regime, a partire proprio da quella in Venezuela. Trump e il segretario di Stato Marco Rubio sostengono di non volere una Cuba destabilizzata, ma pongono una scelta netta: riforme e apertura democratica oppure collasso.

Intanto, in Venezuela, centinaia di familiari di prigionieri politici hanno trascorso la quarta notte consecutiva di veglia davanti alle principali carceri del Paese, in attesa della liberazione dei loro cari. Nonostante la promessa del presidente del Parlamento, Jorge Rodríguez, finora ne sono stati liberati meno di una ventina, neppure il 2 per cento del totale. Cresce così il timore che i ritardi siano legati alla morte di alcuni detenuti politici, come nel caso di Edison José Torres Fernández, agente di polizia venezuelano arrestato lo scorso dicembre e prima vittima da attribuire al governo della presidente ad interim Delcy Rodríguez.

Quest'ultima, ieri ha affermato che in Venezuela "governa il potere del popolo e il governo del presidente Maduro", aggiungendo che "non si riposerà un minuto" finché lui e la moglie "non torneranno in patria". Nel frattempo aumenta il timore di nuovi arresti di stranieri e, per questo, in un comunicato ufficiale, gli Stati Uniti hanno invitato i propri cittadini a lasciare subito il Paese, ora che i voli sono ripresi.

Inoltre Washington, dopo un accordo con Rodríguez, sostiene di aver assunto il controllo delle vendite di petrolio di Caracas, e il messaggio lanciato da Trump a Cuba è chiaro: l'era dei sussidi chavisti è finita ed il tempo stringe.

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