Donald Trump accelera sulle minacce di prendere il controllo della Groenlandia e rifiuta di escludere l'uso della forza contro l'isola artica. In una breve intervista telefonica a Nbc News, il presidente degli Stati Uniti risponde con un laconico: "Nessun commento" alla domanda sull'eventuale opzione militare, insistendo poi sul fatto che porterà avanti "al 100%" i piani di imporre dazi ai Paesi europei se non supporteranno la sua visione. E nella nuova escalation della retorica invia pure una lettera al premier norvegese, Jonas Gahr Store, in cui afferma che non avendo vinto il premio Nobel per la pace, non sente più il bisogno di pensare "esclusivamente alla pace". "Considerando che il vostro Paese ha deciso di non darmi il Nobel per aver fermato otto guerre, non mi sento più in dovere di pensare esclusivamente alla pace - spiega nella missiva, la cui autenticità è stata confermata da Store al quotidiano norvegese VG - anche se sarà sempre predominante, ora posso pensare a ciò che è buono e giusto per gli Stati Uniti".
"La Danimarca non può proteggere quella terra dalla Russia o dalla Cina, e perché mai dovrebbero avere un diritto di proprietà? Non ci sono documenti scritti", dice ancora il tycoon riferendosi alla Groenlandia. E continua: "Sappiamo solo che una barca è approdata lì centinaia di anni fa, ma anche noi avevamo barche che approdavano lì. Ho fatto per la Nato più di chiunque altro fin dalla sua fondazione, e ora la Nato faccia qualcosa per gli Usa. Il mondo non sarà sicuro se non avremo il controllo totale e completo della Groenlandia". Store fa sapere che la lettera era "una risposta a un breve messaggio che ho inviato al presidente Usa in precedenza, a nome mio e del leader finlandese Alexander Stubb". Riguardo l'assenza di documenti scritti sulla sovranità danese in Groenlandia, una dichiarazione firmata nel 1916 dall'allora segretario di Stato americano Robert Lensing, emanata in concomitanza con l'accordo tra Washington e Copenaghen di commerciare con le Indie Occidentali, sembra tuttavia smentire le parole dell'inquilino della Casa Bianca. "Nel procedere oggi alla firma della Convenzione relativa alla cessione delle Isole Danesi delle Indie Occidentali agli Stati Uniti d'America, il sottoscritto segretario di Stato, debitamente autorizzato dal suo governo, ha l'onore di dichiarare che il governo degli Stati Uniti d'America non si opporrà all'estensione dei propri interessi politici ed economici da parte del governo danese all'intera Groenlandia", recita il testo siglato da Lansing e datato New York, 4 agosto 1916 (riportato dal Guardian).
Trump ha intensificato la retorica contro l'isola artica nelle ultime settimane, affermando che gli Usa ne avrebbero preso il controllo "in un modo o nell'altro". E recentemente ha ribadito su Truth che "la Nato ripete alla Danimarca da 20 anni che bisogna allontanare la minaccia russa dalla Groenlandia. Purtroppo, Copenaghen non è stata in grado di fare nulla al riguardo. Ora è giunto il momento, e lo faremo". The Donald parlerà al World Economic Forum di Davos mercoledì pomeriggio (ora italiana), e a giudicare dagli ultimi giorni, è probabile che il suo sarà un discorso piuttosto esplosivo. Intanto in Svizzera è già arrivato il segretario al Tesoro Scott Bessent, il quale avverte che ritorsioni europee contro le mire americane sulla Groenlandia, sotto forma di dazi nei confronti di Washington, "sarebbero molto imprudenti".
L'amministrazione Trump vuole il controllo del territorio in quanto "asset strategico", spiega Bessent, assicurando che "non daremo la sicurezza del nostro emisfero in subappalto a nessun altro". Durante la visita a Davos, secondo il Financial Times, Trump potrebbe avere colloqui privati con i leader Ue, tra cui la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.