Leggi il settimanale

Uccise con la ricina, il padre sotto torchio. "Ma sono tranquillo"

Nuovo sopralluogo nella casa di famiglia alla ricerca del veleno. I dubbi dei pm

Uccise con la ricina, il padre sotto torchio. "Ma sono tranquillo"
00:00 00:00

Dopo l'interrogatorio fiume di padre e figlia, ieri a Campobasso nuova tornata di audizioni nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e di sua figlia Sara Di Vita, 15 anni, stroncate da un sospetto avvelenamento da ricina nelle ore successive a Natale. Non un'intossicazione alimentare, come si era creduto in primo momento, ma un duplice omicidio premeditato. E il responsabile, per i pm, sarebbe interno o vicino alla famiglia.

Mercoledì sono stati ascoltati per 10 ore come persone informate sui fatti - per la prima volta da quando si indaga per omicidio - il padre, Gianni Di Vita, ex sindaco Pd di Pietracatella, e la figlia più grande, Alice, di 19. Subito dopo è toccato alla cugina che li ospita dal giorno della tragedia, visto che la loro abitazione è sotto sequestro. La donna è stata interrogata in serata, in un orario inconsueto per un'inchiesta alle prime battute e senza indagati, per sentire le versioni dei tre prima che tornassero a casa e parlassero di quello che gli era stato chiesto dalla procuratrice di Lariano, Elvira Antonelli. Ieri le stesse domande per cercare di ricostruire le ultime ore di madre e figlia il 23 dicembre, quando sarebbe avvenuto l'avvelenamento, e per confrontare le loro testimonianze con quelle di Gianni e Alice, sono state fatte ad altri familiari e amici. Di Vita - che pur non avendo mai avuto gravi sintomi dopo i pasti consumati nelle ore precedenti il Natale, era stato comunque ricoverato per diversi giorni allo Spallanzani di Roma - continua a mostrarsi sereno. "Sono tranquillissimo e resto infinitamente addolorato per la perdita di mia moglie e mia figlia", ha detto al suo legale, Arturo Messere, al quale ha telefonato appena finito l'interrogatorio, che si è svolto senza avvocato. Nelle prossime ore l'uomo e la sua primogenita potrebbero essere risentiti. Non tutte le loro risposte avrebbero convinto i magistrati. Di Vita, in particolare, fin dal primo momento, quando ancora si credeva che la morte di madre e figlia fosse stata accidentale, avrebbe avuto qualche difficoltà a ricordare gli alimenti mangiati in quei giorni, chi fosse presente a tavola, se le due donne fossero andate fuori a bere o a mangiare qualcosa e se avesse portato a casa qualche cesto natalizio con cibi o bottiglie di vino. Fin quando si è ipotizzato che ad uccidere le due donne - la 15enne è morta il 27 dicembre, la madre il giorno dopo - fosse stata un'intossicazione alimentare, era la Procura di Campobasso ad indagare per omicidio colposo. I pm avevano anche messo sotto inchiesta cinque medici per una presunta sottovalutazione dei sintomi. Poi un alert del Centro antiveleni di Pavia, dove erano stati inviati alcuni reperti, ha rimesso tutto in discussione: si è passati alla pista dell'omicidio per avvelenamento e il fascicolo è passato per competenza a Lariano.

A breve è attesa la relazione del Centro di Pavia che dovrà consolidare i risultati preliminari degli esami nei quali sono state rilevate tracce di ricina nel sangue delle due vittime. Intanto gli investigatori torneranno nella casa di famiglia per un nuovo sopralluogo a caccia di residui del potente veleno. Anche sul web si cercano eventuali ricerche per l'acquisto della sostanza.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica