"Tsunami di chiusure". Scatta l'allarme dopo le sanzioni

Le aziende energivore in affanno: boom del caro bollette. La crisi Ucraina preoccupa gli imprenditori: "Rischio di chiudere"

"Tsunami di chiusure". Scatta l'allarme dopo le sanzioni

Di commesse ce ne sarebbero a iosa. Di ordinativi pure. C’è chi aveva assunto da poco dieci operai in più, chi previsto investimenti per centinaia di migliaia di euro. Tutto fermo, o peggio col rischio di andare gambe all’aria. Il costo dell’energia per una famiglia significa tirare la cinghia, ridurre le ore di riscaldamento, mettere meno benzina all’auto. Per un’azienda, soprattutto se energivora, può significare la mazzata finale: “Con questi prezzi non sappiamo quanto potremo resistere - dice Massimo Bodei, dell’omonima fonderia nel Bresciano - Due o tre mesi, poi dovremo prendere una decisione. Se resta così, meglio chiudere e fine”.

Dopo la pandemia, che ha costretto tutti a casa e ridotto i volumi di produzione mondiale, il mercato sembrava essersi ripreso. L’Italia corre al +6% di Pil e gli ordinativi anche oggi non mancano. A settembre, però, le fonderie di Concesio iniziano a registrare qualcosa di anomalo. “Improvvisamente ci siamo accorti che la bolletta era cresciuta in maniera incredibile - ci spiega Giovanni Parecchini, della Fonderia Bodei - Il 2021 era stato un anno positivo, con un utile importante, ma gli incrementi energetici degli ultimi mesi si sono mangiati quasi tutto”. Il 2022 è iniziato pure peggio. “A gennaio del 2021 pagavo 16mila euro di elettricità - racconta Aldo Arici, amministratore della Unifond - lo stesso mese del 2022, con un 10% di consumi in meno, devo sborsare 47mila euro. Una batosta”.

Le fonderie del Bresciano realizzano semilavorati in ottone. I rubinetti che ognuno di noi ha in casa, nascono qui. L’ottone entra nel forno a induzione, viene sciolto e versato negli stampi. Poi raffreddato, tagliato, lavorato e inviato alle aziende che pagano la commessa. Queste piccole imprese, motore del Paese, producono il proprio utile facendo leva su margini ridotti. Tutto dipende dal costo del lavoro e da quello dell’energia. Se uno dei due sale, il rischio è di rimetterci. “Se inserisco i costi energetici dei primi mesi del 2022 nel bilancio dell’anno scorso - calcola Arici - prevedo di chiudere l’anno con una perdita di 300mila euro”.

I dati sul costo dell’energia in fondo parlano chiaro. “A dicembre 2021 il prezzo medio per le imprese aveva toccato i 281 euro per megawatt ora, a fronte dei 125 euro dei primi mesi dello stesso anno - spiega Antonio Gigliotti, direttore del Centro Studi Fiscal Focus - Questo significa che in meno di un anno il costo è triplicato. E la materia prima, il gas, su scala mondiale ha avuto un incremento del 423%”. Le aziende energivore hanno provato di tutto per contenere le perdite: erodere i propri margini (già minimi), chiedere ai clienti un aumento (col rischio di perderli), spostare l’orario produttivo di notte (ma il costo della manodopera sale e la produttività cala), rinviare gli investimenti (che avrebbero migliorato le condizioni di lavoro). Qualcuno, come le Cunio Fonderie, ha fatto di peggio: “A gennaio ho spento un forno - lamenta Pierangelo Cunio - e se non cambia qualcosa entro aprile chiudo l'intero reparto fonderia”. Non basta infatti arrabattarsi. “È aumentato tutto - aggiunge Massimo Bodei -: la sabbia, le resine, la benzina per i trasporti. All’incirca registriamo 22mila euro di costo in più ogni mese. A febbraio abbiamo pagato la bolletta in ritardo: non era mai successo”. Solo l’ottone è passato da 4 euro a oltre 6 euro al kg.

A provocare gli aumenti delle bollette sono diversi fattori. Da una parte il boom produttivo post pandemia, con le aziende affamate di energia. Dall’altra le tensioni geopolitiche. “Fino a quindici giorni fa ero convinto che sarebbe stato un incremento passeggero - dice Arici - Ma ora, dopo l’invasione russa in Ucraina, le cose cambiano”. Le sanzioni occidentali a Putin rischiano di lasciare l’Italia, un Paese dipendente da Mosca per il 40%, alla canna del gas. “La preoccupazione è tanta - aggiunge Parecchini - anche perché gli Stati in guerra sono proprio quelli che ci forniscono la materia prima. Ci aspettiamo ulteriori aggravi sul costo dell’energia elettrica”.

Il governo ha già investito circa 10 miliardi per frenare il caro bollette, oltre a incentivi, crediti di imposta, taglio degli oneri di sistema. Ma non basta. Draghi ha previsto di riaprire le centrali a carbone e di usare le riserve di gas. Servirà forse a contenere i costi in questi mesi, ma dal prossimo inverno “in assenza di forniture dalla Russia la situazione rischia di essere complicata”. Basta guardare i dati, di nuovo. “Dallo scorso 23 di febbraio, giorno in cui l’Ue ha approvato il pacchetto di sanzioni alla Russia, il prezzo medio dell’energia per MWh è aumentato del 307%. Ieri il prezzo d’acquisto medio si è assestato sui 587,67 Euro/MWh rispetto ai 191.48 Euro/MWh del 23 di febbraio”, spiega Gigliotti.

“A otto giorni dall’approvazione, il Decreto Energia è già superato”. Senza “sgravi fiscali sul costo del lavoro per compensare gli aumenti dell’energia”, in sintesi, il rischio è di trovarsi “uno tsunami di chiusure, delocalizzazioni e fallimenti”.

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