La Ue ci bacchetta sul deficit. Ma per Moscovici è tutto ok

Il nuovo governo favorito da Bruxelles: "La lettera è diversa dalla precedente". Meloni: due pesi, due misure

C'è posta da Bruxelles: la manovra italiana, scrivono dalla Ue, «non è in linea» con i parametri europei, «non è all'altezza dell'adeguamento strutturale raccomandato», e cioè lo 0,6% del Pil, dunque «non è conforme ai requisiti della politica di contabilità stabiliti dalla Commissione». Servono chiarimenti, subito. Entro oggi. Quindi, Finanziaria da rifare? Giallorossi bocciati? Macché. «Non c'è nessuna crisi sul bilancio con Roma - spiega Pierre Moscovici - la lettera è completamente diversa da quella inviata al precedente governo».

Più che una letteraccia di rimprovero, una letterina di incoraggiamento. Se Conte 1 nel 2018 fu costretto a tagliare altri dieci miliardi, Conte 2 sembra avviato a ricevere una rapida approvazione. Certo, come precisa il commissario agli Affari economici, «il richiamo va preso sul serio». Prima di dare il via libera definitivo, il 4 novembre, l'Unione Europea vuole spiegazioni, vuole sapere perché invece di ridurre dello 0,6% il deficit strutturale, lo si vuole aumentare dello 0,1 e perché la spesa aumenta dell'1,9%. Non sono dettagli. Ma il premier stavolta non si scompone. «Non sono preoccupato. È arrivata da Bruxelles una richiesta di spiegazioni alla quale il ministro dell'Economia risponderà. Si tratta di un'interlocuzione doverosa a cui non ci sottraiamo». Conte, oltre al clima di amicizia, ritiene di avere dalla sua parte pure i numeri. Salvini è fuori dal governo, il differenziale con i Bund tedeschi sceso, la Ue è sollevata. «Lo spread nell'ultima parte del 2019 si è ridotto e questo ci permetterà di risparmiare fino a 18 miliardi, portando a una riduzione del rapporto debito-Pil. I mercati credono in noi».

Ci crede forse anche l'Europa. «Siamo in un processo di dialogo positivo con il governo italiano - dice Moscovici - e una modifica del bilancio non è tra le cose che la lettera menziona. Il ruolo della Commissione è stabilire i fatti oggettivi, sottolineare ciò che va nella giusta direzione e suggerire aggiustamenti». Servono, come si legge, «informazioni ulteriori sulla composizione precisa del saldo strutturale per capire meglio se esiste un rischio di deviazione significativa dall'aggiustamento di bilancio». Troppe poi le cose lasciate sul vago: in Italia l'accordo politico sulla manovra non è blindato e Bruxelles, vista l'aria che tira nella maggioranza, teme che il testo venga stravolto in Parlamento.

Ma il richiamo finisce qua. Per il resto, dice il ministro degli Affari europei Enzo Amendola, «la lettera è un atto dovuto». Il minimo sindacale, infatti, dal momento che posta analoga è stata spedita a tutti i Paesi che, anche di poco, sono usciti dai binari: Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Finlandia. Giorgia Meloni parla di «due pesi e due misure» rispetto al Conte 1. Anna Maria Bernini invece, capogruppo Fi al Senato, la considera comunque uno schiaffo a Palazzo Chigi; «Benevola? La lettera è chiara. La manovra non riduce il debito, peggiora il deficit e aumenta la spesa pubblica. Vedremo quanta flessibilità la Ue concederà a un governo amico».

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Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Mer, 23/10/2019 - 10:18

Meloni, come al solito, ha ragione. Quanto alla UE, cioè alla Germania "padrona", adegua le sue idee a valutazioni parapolitiche a loro vantaggio. A mio modesto avviso la posizione della UE tedesca si adegua ai loro interessi del momento: il governo degli ignoranti che sgoverna l'Italia può far comodo a loro, quindi "tutto bene", anche quando sta per piovere.