Uefa, schiaffi ad Agnelli e pugno duro con i club. Il nodo calciatori "puniti"

Stavolta chi perde un amico non vuol perdere un tesoro. Ma non è questione di amici, solo di tesori

Uefa, schiaffi ad Agnelli e pugno duro con i club. Il nodo calciatori "puniti"

Stavolta chi perde un amico non vuol perdere un tesoro. Ma non è questione di amici, solo di tesori. Andrea Agnelli è andato dritto all'obiettivo e se l'amico c'è rimasto male peggio per lui. Il presunto amico è Aleksander Ceferin, presidente Uefa, che stavolta si trova meglio nella parte della vittima: non vanno, infatti, dimenticati gli input dittatoriali imposti all'Italia per la presenza di pubblico a Roma nelle prime partite dell'Europeo: insensibile ai problemi di salute. E nemmeno il tirar dritto delle coppe durante il periodo del Covid. E vogliamo parlare della finale di Champions in Turchia, alla faccia dei diritti umani? Insomma a ciascuno il suo.

Stavolta Ceferin picchia duro su quella sporca dozzinae mette all'indice Andrea Agnelli, presidente Juve, ex presidente Eca. Magari diventerà ex di altro (Juve ?) se la crociata con la Superlega non andrà a buon fine. Per ora sono siluri dall'ex amico: «Agnelli , una delle più grandi delusioni: anzi la più grande delusione. Non pensavo potesse mentire così di continuo. Mai visto uno del genere. Ho parlato con lui sabato pomeriggio e mi ha detto di non preoccuparmi , che mi avrebbe telefonato entro un'ora. Poi ha spento il telefono. Qui si tratta di avidità e narcisismo di alcune persone. Florentino Perez e Agnelli progettavano da tempo la scissione. Prima ancora del Covid». Si sfocano le foto dei due, quando erano in bisbiglio all'orecchio con fare sorridente. Ceferin ha parlato da Montreaux, dove l'Uefa ha dato il via alla nuova Champions a 36 squadre, targata 2024: 4 posti in più per diritto sportivo, probabile final four.

Quindi quale miglior occasione per rendere paradisiaco il mondo Uefa e bastonare i traditori? Un proclama esistenziale. «L'avidità è così forte che sconfigge tutti i giusti valori umani». E l'atto di accusa: «La Superlega equivale a sputare in faccia a tutti coloro che lavorano nel calcio. Nessuno sarà bandito in via definitiva. Uefa e mondo del calcio sono uniti contro una proposta orribile. Credo che i giocatori ci penseranno due volte prima di firmare per questi club. Vogliamo sospendere il prima possibile, dalle nostre competizioni, chi ha violato le regole. Ringrazio la famiglia del pallone e i Governi di tutta Europa che rispettano i nostri valori. La solidarietà è il pilastro del calcio, per qualcuno invece conta solo il danaro nelle loro tasche».

Fin qui tutto nell'ottica di una legge del taglione in salsa elegante. Intanto la Superlega farà partire una lettera che prospetterà vie legali. Fra le pene Uefa, che ha pronto un fondo da 6 miliardi per i club in difficoltà, potrebbe entrarci anche la sospensione dai campionati con il benestare delle federazioni. Jesper Moller, presidente della Federcalcio danese, ha pronosticato per venerdì, nel comitato esecutivo, l'espulsione di Real Madrid, Manchester City e Chelsea dalle semifinali di Champions, Arsenal e Manchester United dalla Europa League.

Poi Ceferin si è fatto prendere la mano, allungando altre minacce. Non solo i club fuori dalle competizioni, ma anche i giocatori allontanati dalle nazionali per Europei, qualificazioni e mondiali Fifa. C'è da ammettere che Agnelli e compagni hanno già operato un miracolo: fatto ritrovare solidarietà fra Uefa e Fifa. Ma perché mai mettere sotto minaccia i giocatori? Cosa c'entrano con le decisioni dei club? Sono professionisti e giocano per chi li paga. Le società li prestano alle federazioni, anche a rischio di ritrovarseli infortunati. Se il calcio è di tutti, lo è soprattutto dei calciatori che vogliono giocare con le nazionali: lasciateli in pace. E in campo.