Usa e Iran tentano l'ultima carta diplomatica per evitare uno scontro militare dopo il massiccio dispiegamento americano in Medioriente. Il 19 febbraio Donald Trump ha parlato di un ultimatum di 10-15 giorni per decidere se fosse possibile raggiungere un accordo con Teheran, e ieri, le parti hanno ripreso i colloqui mediati dall'Oman a Ginevra. Dopo un primo round di tre ore in mattinata presso la residenza dell'ambasciatore omanita, le delegazioni hanno ripreso le consultazioni nel pomeriggio. Il ministro degli Esteri del Paese mediatore, Badr Albusaidi, ha detto che "i negoziatori hanno dimostrato un'apertura senza precedenti a idee e soluzioni nuove e creative" dopo aver visto gli inviati Usa Steve Witkoff e Jared Kushner. Gli incontri si sono conclusi con "significativi progressi e nuovi colloqui tecnici si terranno la prossima settimana a Vienna, ha spiegato in serata.
Mentre l'Iran punta a concentrarsi solo sul nucleare, però, gli Stati Uniti vogliono che il programma missilistico di Teheran e il suo sostegno ai gruppi militanti nella regione vengano ridotti. Washington, secondo fonti del Wall Street Journal, ha chiesto che la Repubblica islamica smantelli i suoi tre principali siti nucleari e consegni tutto l'uranio arricchito. Allo stesso tempo, un alto funzionario vicino alla Guida suprema Ali Khamenei, ha sottolineato che un accordo sul dossier nucleare "è a portata di mano" e può essere trovato subito se la richiesta Usa è di non sviluppare la bomba atomica, perché questo punto è già parte di una decisione dello stesso Ayatollah. "Ciò è in linea con la fatwa del leader e la dottrina difensiva iraniana, e un'intesa immediata è a portata di mano", ha detto Ali Shamkhani, il rappresentante della Guida suprema presso il Consiglio di Difesa Nazionale. E un portavoce del ministero degli Esteri di Teheran ha fatto sapere che "sia sul fronte atomico che sulla revoca delle sanzioni, sono state avanzate proposte molto importanti e concrete, ed entrambe le parti hanno portato avanti le discussioni con grande serietà. Siamo fiduciosi". "Dichiarazioni contraddittorie da parte dei media stranieri e di alcuni funzionari americani continuano ad alimentare dubbi - ha proseguito - Per noi, l'attenzione è rivolta al risultato. I colloqui sono molto seri e speriamo si possa assistere alla prosecuzione sulla revoca delle sanzioni e la questione nucleare in modo pratico".
Secondo Axios, tuttavia, Kushner e Witkoff sarebbero rimasti "delusi dalle proposte avanzate dalle controparti iraniane nel corso della sessione mattutina". Nel discorso al Congresso a Camere riunite, Trump ha ribadito che preferisce "risolvere la questione con la diplomazia, ma una cosa è certa: non permetterò mai alla nazione sponsor del terrorismo numero uno di avere l'arma nucleare".
Intanto la portaerei da guerra Gerald R. Ford, ritenuta la più grande del mondo, ha lasciato la base Nato di Souda, nell'isola greca di Creta, facendo rotta verso Israele, e dovrebbe raggiungere domani il porto di Haifa. Nella regione ci sono già una decina di navi da guerra battenti bandiera a stelle e strisce: oltre alla portaerei Abraham Lincoln anche nove cacciatorpediniere e altre tre navi da combattimento. E a Washington, un gruppo di democratici e repubblicani alla Camera ha annunciato che imporrà il voto di una risoluzione sui poteri di guerra in caso di un attacco all'Iran quando il Congresso si riunirà la prossima settimana: se fosse approvata la misura richiederebbe che Trump chieda l'autorizzazione di Capitol Hill prima di un blitz.
"Il regime iraniano è brutale e destabilizzante - hanno affermato i deputati - Ma intraprendere una guerra di propria iniziativa in Medioriente senza una piena comprensione di tutti i rischi connessi è sconsiderato e incostituzionale senza autorizzazione del Congresso".