Un'altra zampata di Renzi Caso Milano ai fedelissimi

Colpo di mano nella segreteria del Pd Un suo uomo per scegliere i candidati

L'obiettivo è Milano. La posta in gioco è grossa e Matteo Renzi si prepara alle maniere forti. Se il governo vivacchia, i gruppi parlamentari sono riottosi e il partito deperisce, il leader Pd ha una sola risposta: uscire da vincitore alle prossime elezioni. Il ricorso alle urne è questione di vita o di morte. Le Europee lo hanno lanciato, le Regionali ne hanno segnato la crisi, ora le amministrative possono consacrarlo o sancirne il declino. Tutto dipenderà dalle comunali in primavera e molto sarà deciso a Milano, la «city» finanziaria, la capitale morale del Paese. Renzi lo sa e per questo ha riservato alla città un crescendo di attenzioni: prima le avances ai mondi della finanza e della moda, poi la retorica Expo-entusiasta. L'evento resta centrale nella narrazione renziana, che vuole l'Italia come un Paese sulla via del riscatto in uno scenario di «globalizzazione buona». Ma a questo mosaico si è aggiunto ora un nuovo tassello: il G7 a Milano. Renzi ha deciso di togliere il summit a Firenze e di spostarlo proprio nelle aree Expo. La promessa del vertice era servita a far vincere le Comunali a Dario Nardella e ora nel suo piano potrebbe avere servire allo stesso scopo. Ma a beneficio di chi? Il candidato chi sarà?

È chiaro che Renzi ha messo la testa solo oggi sul dossier candidati. E dentro il Pd confermano che il suo atteggiamento è questo: tende a lasciar correre i territori, almeno finché i problemi non esplodono. Questa strategia, però, finora non ha pagato. Se il governo oggi è in fase calante è anche per i clamorosi passi falsi registrati a Napoli, Venezia, in Liguria, in Veneto. Questa distrazione spiegherebbe anche la linea ondeggiante tenuta col sindaco Giuliano Pisapia. Prima lusingato ai tempi delle primarie, poi malamente scaricato nella fase del Pd trionfante, infine corteggiato quando sono emerse candidature alternative deboli o inadeguate. Le indiscrezioni circolanti nel Pd parlano di un Pisapia deciso a star fuori dalla corsa e di un Renzi che avrebbe rinunciato a inseguirlo. Resta però il problema dei problemi: a chi affidare la partita della vita? Secondo molti, alla fine Renzi si metterà nelle mani di Giuseppe Sala: l'ipotesi del commissario Expo resta in campo. Ma Sala, come ogni altro «cavaliere bianco» renziano, porrà una condizione: niente primarie con Pierfrancesco Majorino e compagni. E come si può saltare le primarie? Serve un partito compatto, a prova di contestazioni locali. Il rimpasto nella segreteria Pd, la mossa di cui si parla ora, garantirebbe proprio questo. Anche a prescindere dalla sorte di Lorenzo Guerini, la delicata delega agli enti locali potrebbe essere tolta alla non brillantissima Valentina Paris e affidata a un uomo forte, fidato. Uno capace di evitare passi falsi nella gestione dei casi locali e garantire un rapporto di fiducia costante fra il leader e il cuore organizzativo del partito. Chi meglio di Stefano Bonaccini dunque? L'attuale presidente della Regione Emilia Romagna era nato come bersaniano ma poi aveva addirittura guidato la campagna renziana per le primarie (vincenti) del 2013. «Se mi chiamano a dare una mano ci sono» ha detto. L'alternativa (meno probabile) è il fidatissimo Luca Lotti. Quel che è certo è che il prossimo candidato sarà scelto sulla linea Roma-Bologna-Firenze-Milano. Ma non si sa se correrà come un frecciarossa.

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