Undici verbi per liberare la cultura (dalle tasse)

Tante idee, da Sylos Labini a Giusy Versace: defiscalizzare le donazioni, aprire i musei gratis

Milano - L'atmosfera è sognante, «giocosa» dicono i fondatori di #CulturaIdentità, rete di operatori culturali che dal palco del Teatro Manzoni chiedono la defiscalizzazione al 100% delle erogazioni liberali a favore di musei, fondazioni, teatri e istituzioni culturali o artistiche. Il loro ispiratore è D'Annunzio, il terzetto guida è formato dall'attore e autore Edoardo Sylos Labini, il giornalista Alessandro Giuli e il critico Angelo Crespi. La scenografia da cui declamano le richieste politiche è di appariscenti drappeggi damascati. «La cittadinanza dovrebbe essere una conquista di chi ogni giorno nasce italiano» dicono questi uomini dal linguaggio forbito che parlano di «genio della patria» «custode della terra dei padri» e insieme ardono per inseguire il futuro con un Manifesto in undici verbi. Forse dieci sarebbe troppo banale? «Liberare» è affidato a Giuli e le catene della cultura sono «il regime di menzogne politicamente corrette», «le soggezioni conformiste», «la lobby radical anti italiana» e la «globalizzazione dei cervelli». Il sindaco di Ascoli, Guido Castelli declina «detassare» e si scopre che D'Annunzio avrebbe voluto togliere i diritti civili a chi non pagava le tasse. Ma l'oggi è sottrarre la cultura «alla mano predatoria dello Stato giacobino». Proposta concreta: apriamo gratis ogni museo.

«Educare» è nelle punte di Elisabetta Armiato, étoile della Scala, che chiede di rendere obbligatorie le materie artistiche fin dalla scuola materna. «Sostenere» di Alessio Abbateianni, Ad Tecnovision, è un invito a spingere gli imprenditori al «mecenatismo» con gli incentivi. «Integrare» è opera di Giusy Versace, atleta paralimpica. E poi c'è il federalismo museale: autonomia tra quadri e statue.

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