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Unifil di nuovo sotto attacco. Razzo colpisce la base italiana di Shama

Nessun ferito, ma danni. In Iran chiuse dopo i raid le due principali acciaierie

Unifil di nuovo sotto attacco. Razzo colpisce la base italiana di Shama
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A otto mesi dalla fine della missione Onu in Libano e a tre giorni dall'uccisione di tre caschi blu indonesiani, Unifil torna a essere colpita. Per la seconda volta in poco più di due settimane, nel mirino finisce la base italiana di Shama, nel Sud del Libano, dove sono dispiegati i militari sotto egida delle Nazioni Unite e che ospita anche il quartier generale del settore Ovest di Unifil. La base è stata colpita da un razzo di cui non si conosce ancora la provenienza. Non ci sono feriti ma si registrano danni alle infrastrutture militari. Il ministro della Difesa Guido Crosetto e il capo di Stato maggiore Luciano Portolano stanno seguendo la vicenda, in contatto con i vertici italiani sul posto, già reduci da un altro episodio alla base di Shama, quando il 16 marzo detriti di un razzo (probabilmente intercettato dai sistemi anti-missile israeliani) sono caduti nella struttura.

Il fronte libanese resta caldissimo e potrebbe rimanere aperto anche dopo la fine della guerra contro gli ayatollah, come ha sottolineato il capo delle operazioni umanitarie Onu, Tom Fletcher, che teme "un conflitto di lunga durata". Il fronte si è riaperto per Israele dopo l'attacco all'Iran e dopo che Hezbollah è tornata a colpire lo Stato ebraico in solidarietà a Teheran. Solo ieri la milizia sciita ha lanciato oltre 130 razzi verso il nord di Israele, provocando alcuni feriti, mentre 40 suoi combattenti sono stati uccisi dalle Idf.

La Repubblica islamica resta intanto sotto gli incessanti attacchi americani e israeliani e replica puntando al Golfo. Teheran è stata costretta a chiudere le due più grandi acciaierie del Paese, a Isfahan e Ahvaz, che potrebbero restare ferme per un anno. Colpito anche il ponte autostradale che collega Teheran alla città di Karaj: due morti. Ucciso inoltre il comandante di un'unità missilistica balistica, Mokarram Azimi.

Per tutta risposta, l'Iran ha preso di mira gli impianti siderurgici e di alluminio legati agli Stati Uniti nel Golfo, precisando che si tratta di un avvertimento. Teheran chiederà un "prezzo salato" per i "crimini israeliani", ha promesso il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, mentre i Pasdaran annunciavano di aver distrutto anche un centro Amazon in Bahrein. "Sarete voi a portare i vostri soldati sotto le lapidi, non l'Iran, per riportarli all'età della pietra", ha replicato a Donald Trump il comandante delle forze aerospaziali dei Pasdaran, Majid Mousavi. Gli ha fatto eco il presidente del Parlamento, Mohammad Bagher Ghalibaf. "Fatevi sotto", ha tuonato ai nemici, ricordando che "circa 7 milioni di iraniani si sono già fatti avanti e hanno dichiarato di essere pronti a prendere le armi per difendere la nazione". Parole minacciose, pronunciate mentre la Repubblica islamica stringe la morsa sugli oppositori.

Quattro prigionieri politici, tra cui Amir Hossein Hatami, 18 anni, arrestato nelle proteste di gennaio, sono stati impiccati in 24 ore e altri 7 rischiano l'esecuzione. In cella è finita anche la nota avvocata anti-regime Nasrin Sotoudeh e preoccupano le condizioni della Nobel per la Pace Narges Mohammadi, a cui è stato negato il ricovero in ospedale dopo un infarto.

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