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Usa e Iran, voci di de-escalation. "Teheran chiede una tregua"

Trump: "Pronti ad andarcene in 2-3 settimane se si riaprirà Hormuz". I media: "Colloqui". Ma il regime smentisce. Starmer: coalizione di 35 Paesi per lo Stretto

Usa e Iran, voci di de-escalation. "Teheran chiede una tregua"
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Donald Trump sembra orientarsi verso la via della de-escalation sulla guerra in Medioriente. Il presidente americano afferma che gli Stati Uniti "usciranno dall'Iran piuttosto rapidamente" e potrebbero farvi ritorno per "attacchi mirati" se sarà necessario, lasciando aperta anche la possibilità che le ostilità finiscano senza un accordo ufficiale. A poche ore dal discorso di ieri sera alla nazione, in cui la Casa Bianca ha anticipato un "importante aggiornamento" sul conflitto, Trump dice che gli Usa lasceranno l'Iran entro "due settimane, forse tre". "È possibile che raggiungiamo un accordo prima di allora - prosegue - Se si siederanno al tavolo delle trattative, sarà un bene. Ma non importa se lo faranno o meno, li abbiamo comunque fatti regredire".

L'amministrazione ha ripetutamente affermato che l'operazione militare sarebbe durata dalle quattro alle sei settimane, e attualmente è giunta alla sua quinta settimana, mentre il tycoon ha dichiarato di avere un unico obiettivo, impedire al regime di dotarsi di un'arma nucleare, "e tale risultato è stato raggiunto". Trump sostiene pure che Teheran ha chiesto agli Usa "un cessate il fuoco", e "ci penseremo quando lo stretto di Hormuz sarà aperto e libero", ma nel frattempo gli attacchi continuano: "Fino ad allora, ridurremo l'Iran in macerie o, come si suol dire, lo riporteremo all'Età della Pietra", precisa.

Secondo tre fonti americane citate da Axios, sarebbero in corso trattative fra gli Stati Uniti e la Repubblica islamica su una tregua in cambio dell'apertura dello Stretto, ma non è ancora chiaro se un accordo in tal senso può essere raggiunto. Di questo e di un possibile cessate il fuoco il presidente americano ha discusso al telefono, secondo Axios, con il principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman. Da Teheran, tuttavia, sostengono che "le affermazioni di Trump in merito al cessate il fuoco sono false e infondate". Mentre le Guardie Rivoluzionarie iraniane ribadiscono che lo stretto di Hormuz rimarrà chiuso ai "nemici" del Paese e "la situazione è saldamente e pienamente sotto il controllo delle nostre forze navali".

Il premier britannico Keir Starmer, da parte sua, ha organizzato per oggi - pare in formato virtuale - una riunione con i rappresentanti di 35 Paesi, europei e non, aderenti a una sorta di Coalizione per Hormuz. L'iniziativa punta a coordinare la protezione delle rotte commerciali globali a fronte del conflitto in Medioriente, come spiega il primo ministro, e sarà presieduta dalla ministra degli Esteri Yvette Cooper. L'obiettivo è quello di una valutazione condivisa fra alleati e partner di "misure politiche e diplomatiche sostenibili per il ripristino della libertà di navigazione nello Stretto e per la ripresa del transito di merci vitali". Tutto questo ribadendo che le ipotetiche misure potranno entrare in vigore solo dopo "la cessazione delle ostilità" nella regione.

I media inglesi spiegano che i Paesi partecipanti sono i firmatari della cosiddetta Dichiarazione di Londra su Hormuz, diffusa nei giorni scorsi da Downing Street e sottoscritta originariamente da sei Nazioni (Regno Unito, Italia, Francia, Germania, Olanda e Giappone), per poi ottenere l'adesione di una trentina di ulteriori Stati, inclusi alcuni arabi del Golfo. Per l'Italia ci sarà (in videoconferenza), il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, come si apprende da fonti della Farnesina.

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