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Usa-Ucraina, intesa su nuove armi. "Mosca blocca le iniziative di pace"

Gli inviati di Zelensky da Witkoff: "Bene gli sforzi di Trump". Via libera agli aiuti militari Kiev: consegne più rapide. Il Cremlino: "Vertice Putin-Zelensky? Sì, se ben preparato"

Usa-Ucraina, intesa su nuove armi.  "Mosca blocca le iniziative di pace"
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Donald Trump rilancia il sostegno all'Ucraina e consolida l'asse tra le due sponde dell'Atlantico a fronte dello stallo sull'ipotesi di un incontro bilaterale tra il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e quello russo Vladimir Putin, dinanzi ai quali Kiev, di concerto con gli alleati, ha detto di attendere riscontri per il 1° settembre. Scadenza entro la quale "la Russia deve dimostrare volontà e prontezza a partecipare a al summit per porre fine all'invasione dell'Ucraina". Se entro lunedì non vi saranno segnali "questo significherà che Putin si sarà preso gioco del presidente Trump", commenta Emmanuel Macron, come di consueto in cerca di visibilità nella partita negoziale, confermando il suo ruolo di "disturbatore", anziché di facilitatore.

L'amministrazione americana approva intanto la vendita di armamenti destinati a Kiev per il valore di 825 milioni di dollari, il pacchetto include 3.350 missili Eram (gittata 240-400 chilometri), e relative equipaggiamenti Gps per potenziarne le capacità difensive, oltre a componentistica e altri accessori, nonché addestramento e supporto tecnico all'impiego degli armamenti stessi. Il governo ucraino utilizzerà i finanziamenti di alleati Nato come Danimarca, Olanda e Norvegia, oltre ai quello degli Stati Uniti.

L'impegno transatlantico prosegue anche sul binario delle "garanzie di sicurezza" che gli alleati occidentali si sono impegnati a fornire a Kiev nell'ambito dell'intesa verso la pace. E per le quali il leader ucraino vorrebbe "urgentemente" portare il confronto a livello di leader con eventuale ratifica dei rispettivi parlamenti. "Vogliamo garanzie di sicurezza giuridicamente vincolanti, non vogliamo un altro Memorandum di Budapest", afferma Zelensky, riferendosi all'accordo del 1994 in cui Kiev ha rinunciato al suo arsenale nucleare in cambio di garanzie di sicurezza. "Vogliamo proteggere l'integrità territoriale dell'Ucraina. Non vogliamo che la Russia conquisti l'intero Paese", dichiara il vicepresidente statunitense J.D. Vance in una intervista con Usa Today, esprimendo anche un certo rammarico per l'incontro nello studio ovale in cui Zelensky è stata attaccato e umiliato. Incontro che tuttavia è servito a "chiarire alcuni dei unti di disaccordo tra la parte statunitense e quella ucraina". Il vice della Casa Bianca aggiunge poi che l'amministrazione è "piuttosto allineata" con Zelensky sul suo obiettivo di garantire la pace.

Ieri intanto a New York, il capo dell'ufficio del presidente ucraino Andriy Yermak ha incontrato l'inviato speciale del presidente degli Stati Uniti Steve Witkoff. All'incontro ha preso parte anche il primo viceministro degli Affari Esteri dell'Ucraina, Serhiy Kyslytsya. "La priorità principale è promuovere una vera diplomazia - afferma Yermak su X - e garantire l'attuazione di tutti gli accordi raggiunti al vertice di Washington. Stiamo coordinando i nostri sforzi". "Kiev - chiosa il super consigliere di Zelensky - accoglie con favore tutte le iniziative di pace Usa ma purtroppo ciascuna di esse viene bloccata dalla Russia".

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, da parte sua ribadisce che il leader russo non esclude un bilaterale con Zelensky, ma il vertice deve essere ben preparato.

"Putin ritiene che qualsiasi incontro al massimo livello debba essere ben preparato in modo da poter finalizzare le elaborazioni che devono essere preliminarmente realizzate a livello di esperti". Al momento, per Mosca, questi presupposti mancano: tradotto in termini, la Russia rimane immobile in "modalità rinvio".

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