Gli Usa volano, l'Europa resta dietro

Nel 2022 sarà la prima nazione ad aver annullato l'effetto Covid

Gli Usa volano, l'Europa resta dietro

Ai tempi del coronavirus, il vecchio invito di Mark Twain a comprare terreni, poiché non se ne fabbricano più, andrebbe opportunamente corretto: investite in vaccini, perché poi non se ne trovano più. Avere l'antidoto contro il Covid è come avere un fuoriclasse in squadra: si corre meglio. E si vince. A ricordarcelo è il Fondo monetario internazionale nell'aggiornamento del World Economic Outlook, pubblicato ieri. Previsioni economiche fresche, accompagnate da un messaggio incoraggiante: L'uscita da questa crisi sanitaria e economica diventa sempre più visibile. Eppure, nonostante il miglioramento collettivo riassunto dal +6% del Pil mondiale quest'anno, il dato più significativo è un altro: lo scatto in avanti degli Stati Uniti. Un colpo di reni destinato a cancellare, già a fine dicembre, le scorie tossiche lasciate dalla pandemia grazie a una crescita del 6,4% (+3,5% nel 2022) con cui sarà cancellate la contrazione del 3,5% subita nel 2020.

Il fatto che solo la Cina sia finora riuscita a tornare ai livelli di crescita pre-Covid dà la misura di quanto il processo di risanamento sia complicato. L'America ha puntellato il proprio sistema economico con il cemento armato degli aiuti federali (1.900 miliardi di dollari sono stati messi sul piatto solo per aggredire alla gola il virus) e con gli stimoli della Fed, ma ha anche capito subito che la recovery passa per forza di cose poi da lì, da siringhe a sieri, dalla capacità di programmare ed effettuare le inoculazioni con la stessa logica con cui i militari pianificano una battaglia. Dopo che nel Paese sono già state somministrate 150 milioni di dosi, Joe Biden ha annunciato giusto ieri che tutti gli americani saranno vaccinabili entro il 19 aprile. Game over, Covid.

Il diverso passo dell'America rende ancora più acuto il fallimento dell'Unione europea nella gestione della pandemia. Più che investire sui vaccini, si è cercato piuttosto di lesinare sulle spese per non gravare troppo sulle tasche dei contribuenti. Una miopia colpevole che si accompagna ai ritardi nell'erogazione delle risorse del Recovery Fund, ora tenuto anche in ostaggio dalla Consulta tedesca. Eurolandia uscirà quest'anno dalla recessione (+4,4% la stima del Fondo, seguita da un +3,8% nel 2022), ma solo grazie ai debiti contratti dai singoli Stati per riavviare il motore dell'economia, dagli sforzi profusi dalla Bce e dall'effetto traino che la ripresa a stelle e strisce eserciterà sul Vecchio continente. Ma per cancellare i postumi da Covid occorrerà ancora tempo. L'Italia, per esempio, girerà ancora sotto la media dell'eurozona malgrado la previsione di un aumento del Pil 2021 pari al 4,2% (+3,6% nel 2022) sia di 1,2 punti superiore rispetto all'outlook precedente. E, comunque, si tratta pur sempre di uno slancio inferiore di un punto secco se confrontato col +5,2% stimato in ottobre. Segno che, dall'autunno scorso, qualcosa si è inceppato. E che nei prossimi mesi Mario Draghi avrà ancora parecchio lavoro da fare.

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