Vaccinazione eterologa: soluzione o rischio? Gli scienziati favorevoli sul mix di iniezioni

Quelli a vettore virale stimolano le cellule T, quelli a mRna creano più anticorpi. E vari studi consigliano di diversificare le due dosi

Vaccinazione eterologa: soluzione o rischio? Gli scienziati favorevoli sul mix di iniezioni

La campagna vaccinale ha salvato la vita di almeno 30mila italiani e diminuito dell'80 per cento le ospedalizzazioni ma adesso il cortocircuito di comunicazione sul vaccino Oxford/AstraZeneca sta portando a pericoloso effetto: la gente è confusa e, messe in sicurezza da tempo le fasce a rischio della popolazione per età e patologia, in moltissimi si chiedono se non sia più rischioso vaccinarsi rispetto ad infettarsi, alla luce anche di una positività inferiore all'1 per cento. Ma la questione, ora, è tutta sullo switch della seconda dose di AstraZeneca, cioè sul preferire un vaccino diverso, a mRna, per la popolazione under 60 (il Cts raccomanda una distanza compresa tra le 8 e le 12 settimane dalla prima somministrazione). Dal punto di vista scientifico non manca chi è favorevole, affermando che i vaccini a vettore virale (come AstraZeneca o Sputnik o lo stesso Janssen/Johnson&Johnson monodose) sono più efficaci nella stimolazione delle cellule T mentre quelli a mRna (Pfizer, Moderna e il prossimo Curevac) permettono di avere più anticorpi con il risultato finale di una migliore risposta immunitaria. «Ci sono diversi studi, tra cui uno spagnolo, che evidenzia un risultato sierologico maggiore con il mix di vaccini Astrazeneca/Pfizer- dice a Il Giornale Fabrizio Pregliasco, docente dell'Università Statale di Milano - quest'ultima decisione porterà a una Campagna 2.0, cioè da una di massa, necessaria nella fase emergenziale del Covid a una più personalizzata, con una scelta del vaccino rispetto al soggetto e una spiegazione e una collaborazione maggiore anche con i medici di famiglia. La questione del vaccino vettoriale porta con sé anche quello di J&J. Per ora non c'è alcuna restrizione - prosegue - si userà caso per caso anche per la comodità della monodose e la valutazione del Comitato etico locale ma il destino porterà anch'esso, forse, a un utilizzo negli over 60. Purtroppo tutta questa situazione sta causando molti dubbi nella popolazione». Per Andrea Crisanti, docente di microbiologia dell'Università di Padova, il mix vaccinale «potrebbe funzionare, però dovrebbero pronunciarsi gli Enti regolatori. È una procedura che non è stata validata. Nessuno può dire se il mix sia sicuro. Dal punto di vista teorico e immunologico non dovrebbero esserci problemi, però c'è un aspetto formale da non sottovalutare, è una combinazione di cui non si sa efficacia e durata». Il risultato di tutto questo è il disorientamento di molti medici, spesso in difficoltà nel rispondere alle giuste sollecitazioni delle persone, e anche delle istituzioni, che vorrebbero avere una risposta chiara, visto che la «vaccinazione eterologa» significa rimodulare tutta la campagna vaccinale e avere a disposizione un numero adeguato di dosi a mRna per i richiami e per quanti sono prenotati da tempo. Negli ultimi due mesi, quindi, si è passati dall'utilizzo «preferenziale per gli over 60» all'obbligo, e si diceva che «in virtù dei dati ad oggi disponibili, chi ha già ricevuto una prima dose del vaccino Vaxzevria*, può completare il ciclo vaccinale col medesimo vaccino», mentre la Germania tentava subito la novità della seconda dose con Pfizer e Moderna. Ora la situazione è cambiata di nuovo e questo mix vaccinale è quanto mai raccomandato. Una questione importante, infatti, è la continua evoluzione nelle conoscenze sui grandi numeri della vaccinazione, approvata in una situazione di emergenza e quindi, se mesi fa c'erano alcuni dati disponibili, oggi ce ne sono altri: «La scienza deve dare messaggi ma non possiamo non tenere conto dell'opinione pubblica, che la gente ha paura o è diffidente. Anche noi scienziati a volte dobbiamo andare contro le nostre opinioni precedenti conclude Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova -. La scienza non è un dogma o una fede ma è dinamica e oggi vediamo cose che tre mesi fa non vedevamo».

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