Vaccini, Ue divisa sul passaporto. Metà degli italiani può restare senza

Il piano: pronti entro tre mesi. Ma Macron frena: "No al certificato per viaggiare, discrimina i più giovani". Nel nostro Paese il 43% di chi si sposta sono i 25-50enni: saranno gli ultimi immunizzati

Vaccini, Ue divisa sul passaporto. Metà degli italiani può restare senza

Che sia etico, impositivo, avventato oppure conforme ai dettami sociali sembra non avere troppa importanza al momento tant'è che, il passaporto vaccinale, da qualche giorno sta tenendo banco oltralpe sui tavoli che contano. I giochi però sono ancora tutti da fare e ciascun Paese sta facendo i conti tra dosi inoculate, richiami effettuati e ordini di siero ancora inevasi. L'idea più dibattuta della certificazione dovrebbe consistere nel fatto che per muoversi in Europa e oltre essa, andare in vacanza o magari viaggiare per motivi strettamente di lavoro si dovrà possedere un lasciapassare paneuropeo di vaccinazione e quindi di immunità virale al Covid-19. Semmai questo vincolo divenisse la regola, stando ai dati dell'Istat degli ultimi anni, e di pari passo alle vaccinazioni effettuate ed effettuande nel Belpaese un buon 43% di italiani (quelli che hanno tra i 25 e i 50 anni) che si rapportano con una propensione maggiore a viaggiare all'estero rimarrebbero prigionieri nei confini nazionali perché impossibilitati a fare il vaccino e quindi a ricevere la certificazione vaccinale.

In Italia le proposte avanzate sono diverse ma nessuna è ancora approdata nelle commissioni parlamentari deputate ad analizzare l'iter legislativo. A parte l'evidenza conclamata delle dosi di vaccino. Diversamente in altre realtà europee si sta assistendo anche a qualche defezione: il presidente francese Emmanuel Macron ha avanzato l'ipotesi di un pass sanitario, che non sarà un passaporto vaccinale vero e proprio, ma altrettanto valido in vista della riapertura dei luoghi di cultura e dei ristoranti chiusi nel periodo di lockdown: «Sarà un nuovo strumento che porrà molte questioni tecniche, di rispetto dei dati individuali, di organizzazione delle nostre libertà - ha detto Macron, e per questo - bisogna prepararlo fin da ora tecnicamente, politicamente, giuridicamente». Inoltre «bisognerà evitare - ha precisato l'inquilino dell'Eliseo dopo la discussione con i leader dei 27 paesi che costituiscono l'Ue - che ciascun Paese sviluppi un proprio sistema, lavorando a una certificazione medica comune». La stessa Grecia che per prima aveva proposto il passaporto vaccinale per rilanciare il turismo, cercando anche di fare il pieno rispetto all'Italia, sta rivedendo i parametri eventualmente da applicare a chi entra nella penisola ellenica e nelle isole. A mettere un altro freno al provvedimento arriva la dichiarazione del commissario europeo all'Economia Paolo Gentiloni che professando una sorta di mea culpa dice: «Forse la Commissione ha sottovalutato quanto le promesse delle case farmaceutiche avrebbero potuto dimostrarsi non attendibili.

Draghi ha chiesto rigore nei loro confronti». Insomma tutta l'Europa sarebbe in ritardo sulla campagna di vaccinazione anti Covid. Tuttavia in caso di passaporto vaccinale o qualsivoglia certificazione che attesti l'avvenuta inoculazione delle due dosi di vaccino, in tutta l'Europa si creerebbe una evidente disparità tra cittadini di diverse nazionalità: i danesi sarebbero molto più liberi di circolare dei francesi, i tedeschi lo sarebbero molti meno degli olandesi. Oltre al fatto che anche la residenza in diverse aree geografiche dei singoli stati preclude alla vaccinazione: chi vive fuori dalle grandi aree urbane ha meno probabilità di accedere al vaccino, al contempo anche la capacità delle singole regioni di organizzare la prima fase di somministrazione è molto variabile. Insomma tutti i 27 paesi membri dovrebbero trovare prima dell'estate un'intesa per consentire i viaggi all'estero. Necessaria perché ufficialmente riconosciuta anche da altre nazioni fuori dai confini dell'Unione che potrebbero diversamente sbarrare l'ingresso a chi non garantisce la propria salubrità con un'attestazione chiara e unanimemente riconosciuta.

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