Vaccino e varianti la sfida tra due V. Stavolta da Arcuri nessun ritardo

La speranza della cura contro la paura delle nuove mutazioni del coronavirus. Ma il governo eviti le figuracce come con le mascherine nella prima ondata

Vaccino e varianti la sfida tra due V. Stavolta da Arcuri nessun ritardo

La variante, o stando alle ultime notizie, le varianti inglesi del virus da un lato, il vaccino contro il Covid dall'altro. Saranno queste due V le protagoniste delle vacanze di Natale, se così le vogliamo chiamare, e dell'inizio del 2021. Due suoni e due forme uguali, il significante per la linguistica, ma due campi semantici diametralmente opposti: da un lato di nuovo la Paura, dall'altro la Speranza (da non confondere con il nostro apocalittico ministro della Salute). Su questi due campi già scorrono liberi (vuol dire che non pagano mai pegno per quello che dicono) torme di virologi e di opinionisti a vario titolo. L'infodemia, già segnalata dall'Organizzazione mondiale della sanità e dunque parificata a un bacillo che mette in crisi la nostra specie, non ha più limiti. Gli scienziati litigano nei talk come i maître-à-penser a gettone, e la gente non capisce più nulla. «A dotto' - mi dicono per strada - ma questo ceppo inglese è peggio de quell'altro che veniva dalla Cina?». Che sarebbe poi la variante mai chiamata cinese, non si sa per quale perversione del politicamente corretto. Il pensiero Unico ha invece legittimato la qualificazione «inglese», in spregio a Boris Johnson, mezzo negazionista, e alla perfida Albione che con la Brexit ha detto bye bye all'Unione europea. Per fare un po' di ordine ci facciamo aiutare da un filosofo italiano che insegna a Oxford e che ora va di moda, Floridi. Lo sviluppo incessante delle Ict (information and communications techology) ci fa vivere come in un'infosfera, con un continuo passaggio di segni. Questa eterna connessione semiotica non produce però conoscenza intellettuale in modo conseguenziale. Anzi.

Il virus, oltre ai danni che fa nella sfera biologica, ne fa tantissimi nell'infosfera incistandosi nell'inconscio e nel percepito dell'opinione pubblica. Sono danni mentali, relazionali ed anche economici. Qui allora dobbiamo essere chiari. Politici, scienziati e giornalisti devono far passare lo stesso messaggio: prevenire certo e isolare, ma in attesa delle verifiche fatte dalle autorità sanitarie internazionali, non diffondere il panico.

Sappiamo, per ora, che almeno la prima variante inglese del Covid è più contagiosa ma non più letale e che può essere combattuta dal vaccino Pfizer che sta entrando in distribuzione reale. Anche qui dobbiamo essere chiari, pochi balletti culturali con il libero arbitrio dei no vax. Tra quelli che lo riceveranno per primi, oltre agli anziani più esposti, ci saranno gli operatori sanitari. Chi non è d'accordo a vaccinarsi cambi mestiere. A questa seconda V è legata la luce che questo Natale porterà in forma spirituale ma non sociale, e la nostra rinascita l'anno prossimo. Così come dobbiamo essere fiduciosi con gli altri vaccini che sono in arrivo, quello di Moderna e quello italo-inglese.

Piuttosto, anziché perderci in discussioni demenziali, facendo calcoli astrusi su quanti possiamo essere a tavola e sul colore dei giorni che ci aspettano, vigiliamo che la macchina organizzativa messa in piedi dal governo per acquistare il vaccino e distribuirlo in tempi brevi alla popolazione funzioni. Questa volta il commissario Arcuri non se la potrà cavare come con le mascherine. E già c'è da stupirsi perché gli italiani, anziché rossi per decreto, non siano diventati rossi di rabbia scoprendo che un farmaco efficace contro il virus viene prodotto nel nostro Paese ma venduto, per ora, solo all'estero. La mamma della terza V, la vergogna, è sempre incinta.