Conte e i veleni a 5S: quei movimenti "sospetti" di Dibba

Chiuso il caso con Rousseau, tra i parlamentari del Movimento c'è preoccupazione: "Ci vede come un problema, e pensa alla linea DI Battista"

Conte e i veleni a 5S: quei movimenti "sospetti" di Di Battista

Dietro l’esultanza, c’è la tensione. La chiusura dello scontro con Rousseau è stato accolto con evidente sollievo nell’intero Movimento 5 Stelle. Per una volta sono tutti uniti: rappresenta la possibilità di fare uno scatto in avanti e rimuovere l’ostacolo per la ripartenza. L’addio di Davide Casaleggio, poi, non alimenta particolari rimpianti nel corpaccione dei parlamentari pentastellati: con il figlio del co-fondatore i rapporti erano deteriorati da tempo. “Si appella ai valori dei primi tempi solo per un calcolo politico”, si lamenta un deputato. Quindi, meglio che ognuno vada per la sua strada.

Dibba valuta il rientro

Ma tra i parlamentari non c’è solo soddisfazione. Anzi, serpeggia il malumore nei confronti di Giuseppe Conte: sono ormai un ricordo i tempi in cui era visto come il Salvatore della patria grillina. Al di là della lunga attesa, che ha snervato un po’ tutti, c’è la preoccupazione per la strategia che sarà portata avanti dall’ex presidente del Consiglio nelle prossime settimane. Più di qualcuno intravede il pericolo che voglia abbracciare la linea-Dibba, quella che prevede l’addio alla maggioranza, il passaggio all’opposizione del governo Draghi e la richiesta di urne anticipate. Spiega una fonte parlamentare a IlGiornale.it: “Questa posizione anti-governativa ha già il supporto stampa di Travaglio e Scanzi, che restano un importante appoggio ideologico per Conte”. Il timore, quindi, è quello di una spinta verso il ritorno alle elezioni nella primavera 2022: un incubo per gli attuali eletti, consapevoli di non avere speranze di tornare in Parlamento.

Nei corridoi di Montecitorio, vengono cerchiati in rosso alcuni comportamenti sospetti sul reciproco avvicinamento tra Alessandro Di Battista e Conte. Una fonte invita a una riflessione: “Fateci caso, Di Battista ha annunciato che solo a settembre deciderà cosa fare. E proprio ad agosto inizia il semestre bianco e si capirà se Conte si smarcherà dalla maggioranza”. E del resto, è il secondo pezzo del ragionamento, “lo stesso Di Battista ha sempre detto di non scartare a priori l’idea di tornare nel Movimento, se smettesse di appoggiare il governo Draghi”. A condimento del discorso, c’è il fatto che l’ex deputato non ha mai frontalmente attaccato Conte. “È leale, valuterò il suo progetto”, ha addirittura dichiarato di recente. Insomma, preferisce tenere sul tavolo varie opzioni, compresa la più clamorosa: il ritorno nel Movimento.

La preoccupazione sul terzo mandato

Questo passaggio non sarebbe indolore, anzi. “Ci sarebbero sconquassi”, osservano, senza mezzi termini, tra i 5 Stelle. Il punto, sottolineato nei capannelli dei deputati alla seconda legislatura, è semplice: “Conte non ha alcun interesse a consolidare i rapporti con gli attuali gruppi parlamentari”. Addirittura “per lui siamo un peso, centinaia di persone elette nel 2018, in un’altra fase storica e politica, con una vasta esperienza maturata in questi anni. E che chiedono un chiarimento sul terzo mandato”, racconta uno di loro. Per questo, secondo la tesi raccontata a IlGiornale.it, l’ex presidente del Consiglio non sarebbe disperato di fronte a un’altra fuga di massa. “Meno siamo e meglio è, in estrema sintesi. In fondo rappresentiamo un problema, mentre a lui interessa mettere dentro i suoi, salvando qualche nome più pesante. Quelli che fermerebbero davvero la sua corsa alla leadership”. Insomma, giusto i big e i fedelissimi.

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