"Vendetta fredda" di un killer "sadico e insensibile"

Il 21enne ha voluto realizzare un macabro rituale: mosso dall'invidia della vita dei fidanzati

"Vendetta fredda" di un killer "sadico e insensibile"

«Ragazzo infermiere Via Montello». Per Eleonora e Daniele era semplicemente questo Antonio Giovanni De Marco, il ventunenne che negli ultimi mesi aveva affittato una camera nell'appartamento dell'arbitro, in via Montello.

La prima chat con il killer porta la data del 29 ottobre ed è l'inizio della fine. A luglio lo studente aveva chiesto di prendere di nuovo quella stanza e i due fidanzati avevano commentato con ironia una nuova locazione. Eleonora aveva aggiunto «torna tutto come prima», accompagnando la frase con una risata. Perché? Forse nella precedente coabitazione c'è un episodio che ha fatto scattare la rabbia nell'aspirante infermiere, rimasto ferito al punto da trasformarsi in carnefice. Qualcosa, che lo ha spinto ad abbandonare la maschera di ragazzo introverso, schivo, con pochi amici e a mostrare il suo vero volto, quello del killer senza umanità, capace di cancellare a coltellate quella coppia troppo felice e affiatata da fare invidia.

Il 3 luglio, pochi giorni prima di chiedere una nuova locazione su Facebook De Marco aveva pubblicato un post che parlava del desiderio di vendetta e aveva commentato: «È un piatto da servire freddo, è vero che non risolve il problema, ma per pochi istanti ti senti soddisfatto». Così lo studente è diventato paranoico, ha orchestrato il duplice omicidio, che è diventato il suo chiodo fisso. Dietro alle coltellate, scatenate apparentemente da un raptus, si cela una «forte premeditazione». Da una parte De Marco ha iniziato a mappare la zona per evitare le telecamere, appuntando tutto sui «bigliettini», e dall'altra, come spiega il comandante provinciale dei carabinieri Paolo Dembech faceva «rassicurazioni a se stesso», come «pulire le tracce di sangue e rassettare i locali». E quando ha ammesso la sua responsabilità ha solo chiesto: «Ma da quanto mi stavate pedinando?».

«Aveva in animo di legarli e verosimilmente torturarli - dice il comandante - Qualcosa gli ha dato fastidio». «Erano troppo felici», ha poi confessato. Così ha inflitto loro un notevole numero di colpi, anche in zone non vitali, come il volto di Daniele. «La sproporzione tra la motivazione del gesto (potrebbe avere avuto in precedenza una lite) e l'azione delittuosa - scrive la Procura - è ulteriore elemento tale da far ritenere che quest'ultima sia stata perpetrata per mero compiacimento sadico nel provocare, con predette modalità, la morte della giovane coppia. L'azione criminosa risulta realizzata con spietatezza e totale assenza di ogni sentimento di compassione e pietà verso il prossimo». Ha colpito incurante delle suppliche, fino a fare scempio dei corpi, come per realizzare un macabro rituale. E la sera dei funerali della coppia ha partecipato ad na festa di una collega. «Non c'era stato nessuno screzio tra di loro - ribadisce Dembech - al momento è una questione di carattere interiore, che può essere riferita a sentimenti di invidia, gelosia, probabilmente per il tipo di vita che aveva Daniele realizzato in tutto, con una bellissima ragazza, pieni di amici: verosimilmente tutto ciò che a lui mancava».