Se Andrea Sempio è l'assassino, anche la corruzione acquista più senso. L'avviso di conclusione delle indagini per l'omicidio di Chiara Poggi, notificato ieri a Sempio, riaccende i riflettori anche su uno dei passaggi più inquietanti dell'indagine bis sul delitto di Garlasco: l'accusa al padre di Sempio di avere corrotto nel 2017 con 20/30 mila euro l'allora procuratore di Pavia Mario Venditti, per insabbiare la prima indagine su suo figlio. È il filone d'inchiesta aperto dopo il ritrovamento del "pizzino" a casa Sempio in cui si faceva riferimento alla somma e al destinatario, nonché alla motivazione: "archiviazione". Il filone è approdato per competenza a Brescia, riguardando un ex magistrato pavese. E a Brescia si stanno tirando le fila anche dell'indagine per corruzione in atti giudiziari a carico di Venditti e di papà Sempio. La notizia per cui la chiusura dell'inchiesta sarebbe addirittura imminente non ha trovato conferme. Ma intanto numerose intercettazioni compiute nell'inchiesta bresciana contro Venditti sono state depositate a Pavia, a sostegno dell'accusa di omicidio a Sempio: il tentativo di "aggiustare" le indagini diventa una prova a carico.
Impossibile dire quali saranno le conclusioni dei pm bresciani guidati dal procuratore Francesco Prete. L'indagine a carico di Venditti si è scontrata con una serie di bocciature da parte del tribunale del Riesame e della Cassazione, che hanno annullato a ripetizione i decreti di sequestro dei dispositivi elettronici dell'ex magistrato. Nelle mani degli investigatori è rimasto invece il computer portatile di proprietà della Procura di Pavia che Venditti aveva trattenuto (pare senza riscattarlo) dopo il pensionamento. Nel laptop la Guardia di finanza ha potuto continuare a scavare, alla ricerca di riscontri delle accuse mosse a Venditti: che non riguardano solo il delitto di Garlasco ma - in un fascicolo separato - l'intero "Sistema Pavia", la rete di rapporti tra la Procura di Venditti e il mondo degli affari e della politica nella città in riva al Ticino. Anche dall'esito delle consulenze informatiche sul portatile sotto sequestro dipende l'esito dell'indagine a carico dell'ex procuratore.
Anche se Venditti dovesse uscire di scena, resterebbe il mistero sui numerosi prelievi di denaro contante effettuati dalla famiglia Sempio tra la fine del 2015 e l'inizio del 2016, nei mesi cruciali dell'indagine a carico di Andrea aperta dalla procura di Pavia e velocemente archiviata. Nelle intercettazioni, Giuseppe Sempio spesso si sfoga della avidità e delle pressioni di "quelli là", soggetti imprecisati che pretendevano il denaro. La spiegazione della famiglia è che il denaro servisse a pagare in nero i tre difensori dell'epoca, che però hanno fornito versioni differenti. Il sospetto che i 15mila euro servissero comunque a condizionare le indagini è rimasto. E viene rafforzato ora dalla accusa di omicidio volontario mossa a Sempio: che diventa il "movente" della corruzione. Se Sempio è l'assassino di Chiara, allora si comprende bene l'affanno con cui i suoi si davano da fare per sviare le indagini.
Tutta questa ricostruzione necessita però di una premessa: i genitori di Sempio sapevano che il figlio era coinvolto nell'uccisione di Chiara.
Così si spiegherebbero le versioni fornite negli anni per aiutare Andrea a costruirsi un alibi: dagli orari di uscita e rientro da casa, al viaggo a Vigevano, al famoso scontrino del parcheggio. E i 15mila euro finiti chissà dove.