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"Veneto regione modello. Lo sciopero fiscale atto di legittima difesa"

Il governatore spiega i motivi della rivolta: "I tagli alla sanità sono inaccettabili per noi che abbiamo sempre chiuso i bilanci in attivo"

"Veneto regione modello. Lo sciopero fiscale atto di legittima difesa"

Luca Zaia, governatore leghista del Veneto, ha minacciato una protesta fiscale contro i tagli alla sanità chiesti dal governo. Roberto Maroni si è accodato.

È una provocazione o c'è qualcosa di concreto?

«Io non appartengo alla schiera di chi fa le minacce e non le pratica. È la seconda volta che minaccio la protesta fiscale».

Quale fu la prima?

«Nel 2010, governo Berlusconi, quando venne l'alluvione. Dissi: non paghiamo più le tasse se non ci danno soldi. E sono soldi nostri perché il residuo fiscale del Veneto, cioè la differenza tra tasse incassate e risorse spese, è di 21 miliardi di euro che si tiene Roma. In Italia soltanto cinque regioni sono virtuose: Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e Toscana».

E che successe nel 2010?

«Il 31 ottobre capitò l'alluvione e il 6 novembre avevamo già i soldi per risanare i disastri».

Ora c'è un'altra alluvione?

«Ci dicono che hanno sbagliato i conti. Ok, ci può anche stare. Ma non vengano a rompere in Veneto, una regione benchmark per la sanità. Lo trovo irragionevole, vergognoso, da repubblica delle banane».

Che cosa doveva fare Renzi?

«Tirare fuori le palle e chiudere i rubinetti a chi spreca. In certe zone d'Italia le garze vengono pagate anche il 600 per cento in più rispetto al nostro costo d'acquisto. I pasti in ospedale costano 6,5 euro in Veneto e 60 altrove, le siringhe 4 centesimi contro 26. Berlusconi prima di dimettersi lasciò in eredità tutti i costi standard grazie all'azione della Lega. Ma Monti, Letta e Renzi si sono rifiutati di applicarli».

Perché, secondo lei?

«Sono ostaggio degli spreconi. I costi standard nella sanità eliminerebbero immediatamente 2/3 miliardi di sprechi: perché chiedono a me di pagare ancora meno le garze? Con questo sistema presto non avrò più soldi per comprarle, e chi spreca continuerà a sprecare».

Renzi sarà veloce come Berlusconi a risponderle?

«Qui la situazione è bollente. Abbiamo due leggi referendarie già approvate, per l'indipendenza e per l'autonomia totale. Paghiamo il 68,5 di pressione fiscale contro una media europea del 46, e contro il 25 della vicina Carinzia. Siamo stanchi».

Ha già un'idea su come attuare la protesta fiscale?

«Posso dirle che se ci mettiamo d'impegno rompiamo le palle».

Ritardi nei versamenti? Una diversa tesoreria?

«Qui c'è gente che, se dico di non pagare le tasse, non le paga più. Noi vorremmo evitare queste cose, ci rendiamo conto che la situazione è tragica, ma è una legittima difesa. Non posso più vedere veneti che s'impiccano nelle aziende. Cento imprenditori si sono uccisi in Veneto, e Roma dov'è?».

Il mondo produttivo che cosa dice?

«Rimpiangono il governo di centrodestra, quantomeno c'era un approccio più creativo e rigoroso. Nessuno che fa casino per questa storia dei divieti al contante? Da noi ha paralizzato tutto. Come spiego a un russo in vacanza che non può comprare la pelliccia o l'abito griffato in contanti? C'è gente che chiude per questo».

Ma lei vuole razionalizzare la spesa sanitaria veneta o no?

«Io non ho mai chiuso i bilanci della sanità in rosso: vuol dire che curo bene i cittadini, come tutti ci riconoscono, e in più ci guadagno».

E questo guadagno tocca darlo a Roma per ripianare i buchi degli spreconi.

«Fosse solo quello: mi dicono di tagliare ancora. Ma io non ho più buchi sulla cintura. È più facile discutere con la troika che con questi qua, almeno loro guardano i numeri».

Che cosa chiede a Renzi?

«Di applicare a tutti i livelli istituzionali i costi standard: si avrebbe un risparmio di

30 miliardi l'anno, un terzo dell'interesse annuale sul debito pubblico. Renzi ha una grande opportunità, gliel'ho detto anche di persona: approfitta per fare diventare tutti virtuosi, non per infierire su chi lo è già».

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