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Veri "no" e pagliacciate

Che ormai Macron giochi per se stesso, lo dicono i numeri. Quegli stessi numeri che lo danno in uscita dall'Eliseo

Veri "no" e pagliacciate
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C'è una differenza sostanziale che la sinistra non riesce (o non vuole) cogliere. Ed è la differenza tra le piazzate scomposte di Emmanuel Macron e i "no" fermi di Giorgia Meloni. Il primo, recentemente andato allo sbaraglio sullo scacchiere artico con occhiali specchiati in stile top gun e battute da scenografia hollywoodiana, è solito dividere quelli che dovrebbero essere i suoi alleati, allontanare le due sponde dell'Atlantico e finire per fare il gioco dei nemici dell'Occidente che, ogni volta che Europa e Stati Uniti litigano, ne escono rafforzati. La premier italiana, invece, che nei giorni scorsi ha risposto con durezza alle indegne parole di Donald Trump sui nostri soldati impegnati in Afghanistan, dimostra ancora una volta di sapere quando è il momento di dire "no" e quando, invece, è il momento di trattare.

Che ormai Macron giochi per se stesso, lo dicono i numeri. Quegli stessi numeri che lo danno in uscita dall'Eliseo. Sono in primis i francesi a non volerlo più. E non solo come capo dello Stato. Così, più le cose a casa si mettono male, più lui alza la voce in Europa. E lo fa andando contro quello che, nel bene e nel male, dovrebbe volere dalla sua parte: Trump. Questa strategia suicida non è deleteria solo per Parigi ma ha pesanti ricadute anche per tutta l'Unione. E dire che per imparare a comportarsi gli basterebbe guardare da questa parte delle Alpi. E non solo per imparare a trattare con Washington. In questi anni, con la Meloni a Palazzo Chigi non abbiamo mai assistito a un'uscita fuori posto né abbiamo sentito una sola parola fuori tono. E non perché non sappia dire di "no". I "no" vengono detti eccome. In Europa, prima di tutto.

Dove grazie a questi "no" è stata cambiata la linea su Green Deal e immigrazione. Sono "no" detti per trattare e non per attaccare, "no" che unificano anziché dividere, "no" che costruiscono ponti tra alleati anziché farli saltare in aria.

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