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Vertice Consob, Freni si ritira. "Non voglio essere divisivo"

Il sottosegretario rinuncia alla corsa per la presidenza: "Sono di natura un costruttore di ponti". Il nodo nomine

Vertice Consob, Freni si ritira. "Non voglio essere divisivo"
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La rinuncia di Federico Freni alla corsa per la presidenza della Consob è arrivata ieri del tutto inaspettata. Il sottosegretario leghista all'Economia non ha voluto essere protagonista di un braccio di ferro politico sempre più difficile da gestire. E così la comunicazione è giunta alla vigilia di un Consiglio dei ministri nel quale, secondo quanto assicurato nei giorni scorsi dalla premier Giorgia Meloni, dovrebbero finalmente arrivare le nomine per l'Autorità della Borsa e per l'Antitrust, dossier rimasti aperti ben oltre le scadenze previste. Anche se, al momento, non c'è nessuna conferma ufficiale.

Il passo indietro di Freni viene letto nella Lega come un gesto di responsabilità istituzionale. Fonti del Carroccio sottolineano infatti che "da persona di grande responsabilità ed elevato senso istituzionale, Federico Freni ha preso atto della situazione e ha scelto di sfilarsi dalla corsa per la presidenza della Consob". Una decisione che, sempre secondo la nota leghista, dimostra come il sottosegretario "non voglia creare problemi al governo, all'Authority e al Paese".

Dietro la rinuncia resta però il nodo politico che ha accompagnato la candidatura sin dall'inizio. Il nome di Freni era stato avanzato dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti già nel Consiglio dei ministri del 20 gennaio, segno evidente della fiducia del titolare del Mef nei confronti del suo sottosegretario. Una fiducia mai venuta meno, anche nelle ultime ore. Non a caso Giorgetti, commentando il ritiro della candidatura nel Transatlantico della Camera, ha scelto toni distesi ma significativi: "Se mi chiedete di Freni... sono decisioni sue che rispetto, non è che... io sono contento così almeno rimane a lavorare con noi".

Parole che lasciano trasparire come il ministro abbia sempre considerato Freni una figura adeguata per il vertice della Consob. E proprio qui si concentra il punto politico della vicenda. Forza Italia aveva espresso fin dal primo momento la propria contrarietà, sostenendo la necessità di affidare la guida dell'Authority a un profilo tecnico e non politico. Una posizione ribadita dal vicepremier Antonio Tajani. Tuttavia, osservando la dinamica dello scontro e le rassicurazioni fornite agli azzurri, appare difficile ridurre tutto soltanto a una questione di principio. Anche perché Freni, pur avendo un ruolo politico, è considerato da molti uno dei profili più tecnici all'interno dell'attuale squadra economica del governo. Il protrarsi del veto finisce dunque inevitabilmente per alimentare la sensazione che la resistenza avesse anche una dimensione più personale. Un elemento che lascia inevitabilmente qualche ombra in quanto alimenta il sospetto che qualche decisione in materia di governance e di regulation (ambiti per i quali ha la delega il sottosegretario) non sia mai stata condivisa fino in fondo.

Lo stesso Freni, parlando con Repubblica, ha scelto parole molto misurate ma non prive di significato. "Io sono, per natura e vocazione, un costruttore di ponti. Perché sono abituato a risolvere i problemi, non certo a crearli", ha spiegato. E alla domanda sul veto di Forza Italia ha replicato: "Ho fatto prevalere il dovere istituzionale". Quindi il passaggio forse più politico: "Ringrazio tutte le istanze istituzionali e politiche di alto profilo che hanno pensato a me quale possibile presidente della Consob, ma non sono e non voglio essere un elemento di divisione".

A questo punto la partita resta aperta. Tra i nomi che circolano per la successione di Paolo Savona alla Consob ci sono l'attuale commissaria Gabriella Alemanno, il segretario generale di Palazzo Chigi Carlo Deodato e l'economista Donato Masciandaro, consigliere dello stesso Giorgetti. Esclusa, per ora, la promozione del commissario Federico Cornelli, tecnico apprezzato da Forza Italia ma che, secondo indiscrezioni, la Lega non intenderebbe far passare in nessun modo.

Si complica, di conseguenza, anche il passaggio Antitrust. Per il dopo Roberto Rustichelli i candidati sarebbero Guido Stazi, attuale segretario generale dell'Autorità, mentre calano le quotazioni del commissario Saverio Valentino, sempre perché "sponsorizzato" da Fi.

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