"Vi spiego perché adesso all'Italia serve stabilità politica"

L'Italia è il Paese che meglio si è comportato, in relazione a tutta una serie di fondamentali economici, nel 2021. Ora però arriva il momento chiave. L'ambasciatore Nelli Feroci ricorda la necessità di stabilità politica

"Vi spiego perché adesso all'Italia serve stabilità politica"

Ferdinando Nelli Feroci, presidente dell'Istituto Affari Internazionali, ex commissario in Ue ai tempi della presidenza Barroso ed ambasciatore di nota e stimata esperienza non ha dubbi: l'Italia necessità di stabilità. Soltanto attraverso un'azione continuata del programma messo in piedi da questo governo - sottolinea il diplomatico - il Belpaese avrà modo di giocare davvero la partita del Pnrr. E in questo senso, il ruolo occupato attualmente da Mario Draghi, cioè la premiership, ha assunto una valenza chiave tanto per il presente quanto per l'avvenire italiano.

Ambasciatore, i cosiddetti "poteri forti" temono l’instabilità italiana?

"Non amo l’espressione poteri forti. Parlerei di mercati finanziari. Non c’è dubbio che nel caso di instabilità del quadro politico possa sorgere una preoccupazione anche se per ora non ce ne sono motivi. Il nostro debito pubblico è sostenibile, anche grazie agli interventi da parte della Bce che ci consentono di tenere i tassi di interesse sotto controllo. Però qualche preoccupazione potrebbe sorgere, nel caso in cui dovessero rafforzarsi le spinte inflazionistiche e la Bce dovesse accelerare il rientro dal programma di acquisti di titoli di debito, e nel caso in cui il tasso di crescita della nostra economia dovesse ridursi considerevolmente rispetto al dato fatto registrare nel 2021. Anche perché c’è la variabile della pandemia che può evolvere in maniera imprevedibile. Non è un problema attuale, perché adesso i fondamentali della nostra economia stanno andando molto bene, nonostante la ripresa dei contagi. Se però i fattori citati dovessero combinarsi con la instabilità politica, allora sì, ci sarebbe da preoccuparsi".

Ascolti, ma qual è il ruolo in cui il presidente Draghi è più utile?

"Preferisco non partecipare a questo esercizio che appassiona la stampa italiana e internazionale. Non faccio previsioni. Dico che l’Italia, quale che sia la soluzione per il Quirinale, ha bisogno di stabilità e di continuità. E questo al netto della posizione che Draghi ricoprirà dopo questo passaggio. Una interruzione della legislatura nei primissimi mesi del prossimo anno sarebbe un fattore di preoccupazione. Questo governo ha fatto moltissimo per il Pnrr, ma la vera partita inizia oggi e finisce nel 2026. Siamo ai primi passi della fase di attuazione del Piano. Bisognerà entrare nella fase operativa delle riforme che il Governo ha appena messo in cantiere. Abbiamo bisogno di un esecutivo stabile e sostenuto da maggioranza coesa. La guida deve essere autorevole".

Sì, ma la maggioranza attuale tiene perché la figura che sintetizza è Draghi…

"Non c’è dubbio su questo. Però le ripeto: al netto di quello che accadrà, la mia preoccupazione riguarda i rischi di incertezza del quadro politico. Una incertezza che potrebbe avere conseguenze su molti fronti per il nostro Paese. Compreso anche il tema della attuazione del Pnrr. Le istituzioni europee e i nostri partners in Europa potrebbero interrogarsi sulla capacità del Paese di far fronte ai propri impegni, in assenza di un esecutivo forte o nel caso di elezioni anticipate".

Rispetto al piano degli attori internazionali, come ci guardano Francia e Germania in questa fase?

"Abbiamo avuto un anno molto positivo sotto il profilo del recupero della immagine internazionale ed europea del Paese. Non è stato soltanto Draghi ma tutto il Paese che ha reagito bene alla crisi pandemica del 2020. Abbiamo fatto registrare un tasso di crescita straordinario. L’Italia è oggi un paese protagonista della scena internazionale. Parigi e Berlino guardano all'Italia come ad un partner importante e lo stesso vale per gli Stati Uniti. Basti pensare alla partecipazione di Biden al G20 a Roma. Siamo considerati protagonisti per l'autorevolezza di Draghi ma anche per una buona performance complessiva del sistema Paese".

Con Draghi a Chigi l’asse europeo si sposta verso il Mediterraneo?

"Non si tratta di spostare assi da Nord a Sud, ma di avere chiaro quali sono gli autentici interessi nazionali e scegliere gli interlocutori che effettivamente contano per il nostro Paese. E questi partners sono la Francia, la Germania, ma anche la Spagna. Non certo i Paesi di Visegrad, su cui aveva erroneamente puntato il primo governo di questa legislatura. Ma non si tratta di sostituire la Germania con l’Italia o la Francia con l’Italia: l’Ue è costruita certamente sul ruolo delle istituzioni comuni, ma anche sulla capacità d’intesa tra i Paesi importanti. Per l'Italia è essenziale è che vi sia un esecutivo credibile, con maggioranza compatta e che abbia una visione chiara sugli obiettivi da perseguire in Europa e sugli alleati giusti, con i quali costruire intese e convergenze".

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