Vigili in jeans e maglietta: "A Napoli una vera divisa costa più di tremila euro"

Il comandante Ciro Esposito: "Il Comune è senza soldi". Ma nel resto d'Italia per un'uniforme si spende meno della metà

Vigili in jeans e maglietta: "A Napoli una vera divisa costa più di tremila euro"

La pigna di Luca Abete si è ormai seccata. Anche il promemoria vegetale lasciato due mesi fa dall'inviato di «Striscia la notizia» sulla scrivania del comandante dei vigili urbani di Napoli, Ciro Esposito, non ha sortito effetto alcuno.

La storia è vecchia di anni: la polizia municipale del capoluogo campano dirige il traffico in borghese. Le divise costano troppo e il Comune amministrato da Luigi De Magistris è in rosso. Ergo, i vigili (quelli più fortunati) possono sfoggiare solo paletta, libretto delle multe, fischietto e una squallidissima pettorina; i più sfigati (a Napoli si direbbe «scartellàt») neppure la pettorina: solo «nu jeans e na maglietta», come cantava Nino D'Angelo. Nulla a che fare con l'elegante uniforme indossata dal comandante Antonio Carotenuto (Vittorio De Sica) nel film «Pane, amore e...». Il suo meno celebre collega, Ciro Esposito, deve fare invece i conti con le casse vuote e rassegnarsi a vedere i propri agenti far rispettare il codice della strada con un look a dir poco «casual». Il comandante Esposito aveva promesso che entro aprile i suoi uomini avrebbero avuto le tanto agognate divise. Promessa, ovviamente, non mantenuta. Ma non certo per colpa di Esposito. A Napoli infatti ci sono emergenze ben più impellenti. Va anche detto però che il comandante Esposito ha un'idea del rapporto qualità-prezzo decisamente fuori mercato. In più occasioni ha infatti dichiarato che una divisa «costa almeno 3 mila euro» (roba di alta sartoria napoletana?). «Il Giornale» ha fatto un rapido sondaggio tra le principali ditte specializzate in forniture di uniformi, scoprendo che il costo medio è molto meno della metà. Una differenza talmente grande che qualcuno ha malignamente ipotizzato che agli agenti della polizia municipale di Napoli, tutto sommato, convenga farsi confondere con i comuni passanti. Motivo? Imboscarsi meglio...

Ma sono solo malignità. Del resto i sindacati dei vigili hanno più volte sollevato il disagio («morale ed estetico») di lavorare senza un'appropriata uniforme distintiva. La situazione è mortificante: addirittura dal 2002 il Comune non provvede al rifornimento di nuove uniformi per gli sventurati pubblici ufficiali. Il comandante Esposito non molla la presa, ma appare piuttosto sfiduciato: «I vigili urbani, soprattutto per motivi di sicurezza ed ordine pubblico, devono essere ben visibili ai cittadini e hanno il diritto di espletare le loro mansioni con un'uniforme che garantisca il dovuto decoro al loro ruolo. L'abito non fa il monaco... ma l'uniforme fa il vigile».

Mitico comandante Esposito! Il quale, poverino, ha mille gatte da pelare. Come risulta infatti da una recente inchiesta pubblicata su «Panorama», «solo un vigile urbano su 5 è impegnato in strada. Su oltre duemila titolari in totale, con uno stipendio in media di 38 mila euro lordi all'anno, quelli veramente attivi sono meno di 400». Le colpe di questo scandalo? «Sono tante - denuncia Panorama -. È colpa, per esempio, di un esercito di sindacalisti, di troppi inidonei al servizio e di una marea di imboscati, che obbligano il comandante Esposito a giocare a risiko con gli ordini di servizio». A Napoli funziona così: i vigili non vigilano e nessuno vigila su di loro. Qualche esempio? Partiamo dai sindacalisti a tempo quasi pieno. Nel 2012 un agente, che e` anche dirigente della Cisl, non ha mai lavorato nei weekend, e nel 2013 si è concesso solo 3 sabati di servizio. Un suo collega di un'altra sigla, la Diccap, per 2 anni ha terminato la settimana lavorativa il mercoledì: assente dal giovedì al sabato. Un vigile sindacalista della Uil ha scelto invece i festivi infrasettimanali per appendere la divisa al chiodo.

E il traffico in città? A gestirlo - in maniera creativamente autogestita - provvedono i napoletani. Al grido di: «scuddàmmece o passàt...».

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