Viminale, la strategia di Salvini: così un "falco" vigila su Lamorgese

La mossa del Carroccio: agli Interni piazza un "mastino". Ed è panico tra le Ong. Casarini: "Lui è il falco del dl Salvini"

Viminale, la strategia di Salvini: così un "falco" vigila su Lamorgese

"Con Lamorgese agli Interni sarà un anno lunghissimo". Si confessava così col Giornale.it una fonte parlamentare leghista alla lettura della lista di ministri da parte di Mario Draghi. Inutile dire che la conferma dell'ex prefetto al Viminale non era (ed ancora non è) ben vista dal Carroccio: nel corso del Conte II non sono mancati gli screzi, le frizioni, gli scontri. E poi il ministro ha modificato i tanto discussi Decreti Sicurezza, vero vanto della stagione salviniana al governo del Paese. Ma se in politica far buon viso a cattivo gioco spesso aiuta, il "Capitano" sa bene che nella stanza dei bottoni è meglio starci (pure stretti) che restare alla finestra a guardare. Ed è per questo che negli ultimi giorni, segnati da un lungo mercanteggiare per le posizioni di sottogoverno, ha puntato gran parte delle sue fiche proprio sulle caselle del Viminale.

Da tempo circolava l'idea leghista di ottenere una sorta di "commissariamento" della Lamorgese. Salvini voleva piazzare un cane da guardia agli Interni: in Senato si è detto in linea con le posizioni di Draghi sull'immigrazione, ma visto il pregresso del ministro ("l'anno scorso sono triplicati gli sbarchi") c’è da fidarsi poco. I nomi in lizza erano quelli di Nicola Molteni e Stefano Candiani, due salviniani di ferro, ma soprattutto con un’esperienza già consolidata dalle parti del Viminale. Il Corriere si diceva sicuro che alla fine l'avrebbe spuntata Candiani, più moderato e meno "divisivo" di Molteni, con meno spigoli sul tema immigrazione. E invece da via Solferino si sbagliavano: se cane da guardia deve essere, è stato il ragionamento di Salvini, a che serve mettere un bassotto? Meglio puntare su un mastino.

Per capirlo basta scorrere gli ultimi post Facebook di Nicola Molteni, vulcanico deputato lombardo. A parte la passione per la Cantù cestistica, tutti gli altri contenuti condivisi con gli elettori parlano di sicurezza, furti, polizia, immigrazione, sbarchi, Ong e moschee. Dopo la rapina armata alle poste di Carimate, Molteni ha espresso tutto il suo sdegno promettendo una "interrogazione urgente" al ministro Lamorgese con cui oggi andrà a collaborare. Poi ci sono gli allarmi sulla "clamorosa riapertura" della rotta Balcanica, sulla "rinnovata presenza delle Ong" nel Mediterraneo, sulle nuove regole per ottenere l’asilo facile e su quei "34.134 SBARCHI NEL 2020!!!" (proprio così, scritto in maiuscolo). Molteni adesso dovrà vigilare sul ministro, impedendogli magari di fare quanto denunciato non molte settimane fa: ovvero portare avanti il nuovo bando nazionale per l'accoglienza dei richiedenti asilo, che - denunciava l’onorevole canturino - prevede "più servizi, platea dei beneficiari allargata e ritorno ai 35 euro" a migrante. Cioè "più soldi per richiedenti asilo e clandestini".

La musica probabilmente cambierà. Difficile immaginare, sia chiaro, che si possa tornare indietro e ripristinare i decreti Salvini così come approvati dal Conte I. Lamorgese non lo permetterebbe, e ovviamente neppure Draghi che non intende rompere il già debole equilibrio di maggioranza. Tuttavia Molteni sarà lì per limitare i danni di quelli che lui stesso chiamava "Decreti Clandestini" firmati da un governo "pericoloso" e "filo immigrazionista", che ha "aperto porti e confini e svenduto la sovranità del Paese". Quando a fine gennaio la Ocean Viking recuperò 372 immigrati e il governo li fece sbarcare ad Augusta, per dire, il neo sottosegretario puntò il dito proprio contro chi aveva "cancellato le norme" dei dl Sicurezza: "Azzerate le multe, i sequestri, le confische e la distruzione delle Ong. Il Viminale non batte un colpo e riparte la stagione del traffico di clandestini". L'idea è continuare a battere il ferro nello stesso punto, però da una posizione privilegiata, costringendo così Lamorgese a rivedere parte delle sue scelte.

Paradossalmente, la miglior lettura politica di questa nomina l'ha data il nemico numero uno della stagione leghista al ministero degli Interni: Luca Casarini. Il capomissione di Mediterranea Saving Humans, parlando della “corazzata Potemkin” dei sottosegretari, ha sottolineato come al Viminale sia finito "il falco dei decreti Salvini". Verissimo. L'obiettivo della Lega è infatti far sì che la conferma di Lamorgese diventi un rospo meno amaro da ingoiare. E che magari cambi qualcosa in tema di immigrazione.

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