Vogliono il Far West per fare gli Sceriffi

Espelliamo a fatica le tossine del lockdown per scoprirci rinchiusi nei rancori reciproci con cui ci stanno avvelenando. La quarantena è ormai solo un perché, scagliato contro comandi incomprensibili e pronunciati da un generale inetto.

Vogliono il Far West per fare gli Sceriffi

Espelliamo a fatica le tossine del lockdown per scoprirci rinchiusi nei rancori reciproci con cui ci stanno avvelenando. La quarantena è ormai solo un perché, scagliato contro comandi incomprensibili e pronunciati da un generale inetto.
I teatranti si chiedono perché loro no e le messe sì. La barista sola nel locale vuoto a elargire sporadici caffè si domanda perché nel suo locale uno alla volta no e nei supermercati dieci alla volta sì. I parrucchieri abituati da sempre a disinfettare si chiedono perché si possa comprare un libro ma non tagliarsi i capelli. Le regole sono un puzzle surreale e ogni volta che ce le raccontano, alternando il paternalismo da genitore permissivo a quello del padre padrone, il veleno che ci mette gli uni contro gli altri si insinua un po' più a fondo. E pensare che a giocare su questa sorda emozione sono gli stessi che applaudivano i flash mob alla finestra, che invocavano l'unità nazionale, che ci ripetevano che «siamo sulla stessa barca» e perciò «andrà tutto bene». Intanto ci tradivano con la loro inerzia, con il pasticcio delle task force e delle mascherine, con la mancanza di uno straccio di strategia per restituirci la libertà.
Hanno trasformato in una inesistente medicina il lockdown, male necessario che, parole di chi l'ha ordinato, doveva servire solo a guadagnare un paio di settimane per organizzarsi contro il nemico e «appiattire la curva del contagio». Un approccio non solo inutile ma dannoso, perché offusca la vera difesa che è il distanziamento sociale. E le due cose coincidevano soltanto in fase di prima risposta all'emergenza, ora servirebbe altro. Ma non è un caso: è l'agire di chi ha una certa idea della politica e della libertà.
È chiaro ormai ai più che allo Stato si chiedeva soprattutto di organizzare i servizi di propria competenza e di identificare quelle poche misure che sicuramente aiutano: stare a distanza e, se non si può, igienizzare e indossare protezioni. E poi lasciare a ogni categoria libertà di organizzarsi secondo poche linee guida. E invece chi ci governa pensa che ogni problema possa essere risolto dallo Stato, non con un intervento concreto o con i soldi, i mezzi, l'aiuto, la competenza. Ma con il dirigismo, la regolamentazione sempre più minuta che deresponsabilizza: se quasi ogni comportamento deve essere codificato, tendi a credere che quelli che non regolati siano privi di rischi.
Eppure gli italiani hanno dimostrato, nella stragrande maggioranza, di saper rispettare misure logiche e utili come il lockdown iniziale. E invece ci gettano in un far west burocratico così possono fare gli sceriffi. Scagliando droni sui runner. A Milano, ai Navigli, bastava una pattuglia di vigili, invece il sindaco ha voluto arringare la folla, cavalcare lo sdegno. Così si mettono le mani avanti in caso la Fase 2 diventi disastro. Serve a poter dire «io l'avevo detto» e «colpa degli irresponsabili». Così però si uccide il sentimento di unità. Che si sappia: il giochetto ormai è scoperto.

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