È a torso nudo, la mandibola legata, il volto gonfio, gli operatori sanitari attorno a lui che cercano di rianimarlo. Inutilmente. È il 10 agosto 2019 e Jeffrey Epstein è appena morto nella sua cella al Metropolitan Correctional Center di Manhattan, il 10 agosto 2019. Si è impiccato (forse) con una fettuccia arancione ricavata da un lenzuolo. Le foto pubblicate ieri dal sito Tmz sono l'ultimo ed estremo oltraggio al finanziere pedofilo che teneva in scacco con favori e ricatti alcuni degli uomini più potenti degli Stati Uniti, un uomo talmente diabolico che quello che è stato derubricato come un suicidio carcerario come tanti, per molti non può essere che una vendetta, un'eliminazione, una condanna a morte rozzamente ma efficacemente eseguite.
Le immagini della fresca morte di Epstein, sporche e raggelanti, scattate chissà da chi e perché documentano - speriamo - non solo la fine di un uomo odioso, ma anche quella di un'enorme romanzaccio popolare che ha raccontato attraverso la desecretazione di mail, messaggi, lettere, articoli di giornali, pettegolezzi non sempre verificati, foto e video l'anima più nera dell'élite politica ed economica americana.
Una storia che ha provocato in tutti "incredibile tristezza", per usare le parole di Melinda French Gates, ex moglie di Bill Gates, tra i più insospettabili vip tirati in ballo coi loro vizi sordidi dal monumentale dossier sul faccendiere. "Nessuna ragazza dovrebbe mai essere messa nella situazione in cui sono state messe da Epstein e da qualunque cosa stesse accadendo con tutte le persone intorno a lui", ha detto French Gates in un'intervista all'emittente Npr, specificando poi che i dettagli contenuti negli ultimi file le hanno riportato alla mente "alcuni momenti molto, molto dolorosi" del suo matrimonio, conclusosi con il divorzio nel 2021.
Lo stesso fondatore di Microsoft in un'intervista a 9 News Australia ha tenuto a specificare che la mail in cui Epstein faceva riferimento a una presunta "malattia venerea" contratta dallo stesso Gates è "una mai scritta da Epstein a sé stesso e mai stata inviata. È falsa". Anche se poi confessa: "Mi pento di ogni minuto che ho trascorso con lui e mi scuso per averlo fatto. Sono una delle tante persone che si pentono di averlo conosciuto".
C'è anche un nutrito comparto britannico dell'Epsteingate. La Thames Valley Police sta valutando le accuse secondo cui una seconda donna sarebbe stata inviata nel Regno Unito dal finanziere per un incontro sessuale con l'ex principe Andrea nel 2010 presso la sua dimora di allora, Royal Lodge, da cui ieri il fratello, re Carlo, lo ha sfrattato. Il Windsor e Epstein avrebbero anche chiesto nel 2006 a una ballerina esotica di "impegnarsi in vari atti sessuali" nella villa del defunto faccendiere in Florida in cambio di 10mila dollari.
E restando nel Regno Unito, il premier laburista Keir Starmer si è detto ieri pronto a garantire "la massima trasparenza" sulla nomina ad ambasciatore negli Usa di Peter Mandelson, che aveva intrattenuto stretti legami con Epstein e che martedì si è dimesso dalla Camera dei Lord mentre la polizia di Londra ha avviato un'indagine penale sul suo conto per le informazioni e i documenti governativi riservati che lui condivise con il finanziere pedofilo quando era ministro. Il caso Mendelson sta mettendo in crisi lo stesso Starmer: fu lui infatti a nominarlo ambasciatore e ieri i Tory di Kemi Badenoch con una battaglia in Parlamento lo hanno spinto a togliere il veto alla pubblicazione di tutti i documenti sul caso.
Battaglia politica più di retroguardia anche in Italia, dove
Nicola Fratoianni di Avs a Montecitorio ha chiesto conto al ministro dell'Interno Matteo Piantedosi "dei rapporti tra pedofili non online e forze politiche di questo Paese". Ogni riferimento alla Lega è puramente voluto.