Il vuoto ti chiama. È una maledizione, una funzione matematica, una legge che governa i corpi nell'universo. Se graviti intorno al vuoto prima o poi ci finisci dentro. Si può arrivare una domenica mattina al centro di Ravarino, in una piazza da immaginare tra l'American bar e il palazzo del Comune, e non trovarci praticamente nessuno. Non è solo perché qui, nella pianura emiliana dove l'orizzonte si perde, in tanti ci vivono solo per dormire, in case basse ristrutturate che portano ancora il segno sano della campagna, e non è neppure per i segni che non se ne vanno del 20 maggio 2012, c'è infatti qualcosa di più insondabile. È questo rifugiarsi in un non luogo, che magari è contingente o invece è strutturale. È la paura che quando si respira spazza via ogni cosa e da troppi anni sta desertificando la provincia italiana. E tutti, tutti quelli che parlano delle cose pubbliche, continuano a iniettare paura perché è il modo più facile per farsi ascoltare. Il guaio è che la paura genera questo vuoto.
Qui a Ravarino non si ha soltanto paura dello sconosciuto. Qui lo sconosciuto era a tre case da te. Aveva una laurea in economia, prendeva il caffè con tutti e con nessuno, salutava poco, poi sempre meno, poi non salutava più. È sparito dentro la sua stessa casa molto prima di salire sulla Citroen C3 che ha falciato i pedoni in pieno centro a Modena. Adesso che la Procura sta valutando una perizia psichiatrica urgente, e si parla apertamente di grave compromissione della personalità, le carte che fino a ieri sembravano laconiche cominciano a tornare nella loro forma intera. Gli ultimi due o tre anni di Salim Elkoudri sono un ritiro lento e metodico dal mondo, un'inversione del ritmo sonno-veglia, le notti accese e i giorni spenti, una manciata di rapporti che diventano una manciata di sguardi e poi nulla. I conoscenti raccontano la stessa scena in versioni diverse, un uomo che entra ed esce dal portone senza alzare la testa, che attraversa il paese come se il paese non ci fosse, che a un certo punto comincia a credere di essere bersaglio, escluso, giudicato, respinto. La frustrazione che diventa paranoia non si vede dall'esterno se non quando è già piena.
Salim Elkoudri non è un infiltrato e non è un fanatico arrivato da fuori. È un uomo che si è sciolto sotto gli occhi di tutti e di nessuno. La sua storia, prima ancora di essere una storia di terrorismo o di malattia mentale o di immigrazione, è la storia di una dissoluzione lenta in un luogo che non aveva più gli anticorpi per accorgersene. È questo che inquieta Ravarino. È la paura della provincia di specchiarsi nel suo vuoto.
Sta accadendo qualcosa sotto i nostri occhi. È diventato più evidente dopo il Covid. Ci sono troppi luoghi spaesati, dove nessuno ricorda nulla. È tutto presente. È tutto qui e adesso. È tutto virtuale.
È terra di conquista per chi arriva con i suoi valori, la legge di un Dio che non è morto, e un senso del reale meno rarefatto. Si sono acquartierati in città e tireranno in area una moneta, testa la salvano, croce si prendono il futuro.