"Waterloo dei tamponi". Sui test anti-Covid un'altra lite fra virologi: "Vanno usati meglio"

Bassetti: "Producono solo un esercito di asintomatici". Crisanti: "No, il problema è che il calcio non rispetta la quarantena". L'alternativa? Il (costoso) esame molecolare

"Waterloo dei tamponi". Sui test anti-Covid un'altra lite fra virologi: "Vanno usati meglio"

Se per Matteo Bassetti il caso Genoa è «la Waterloo dei tamponi» per Andrea Crisanti invece è «la Caporetto dei privilegiati». Ovvero la sconfitta di chi non accetta una norma fondamentale: restare in isolamento per il tempo necessario a garantire un risultato certo rispetto alla positività al coronavirus. «Con il rispetto della quarantena il caso Genoa non sarebbe esistito», avverte Crisanti.

Non è la prima volta che Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive dell'Ospedale San Martino di Genova, mette in dubbio l'affidabilità del tampone molecolare come strumento di controllo della diffusione del coronavirus. L'infettivologo ribadisce che «i tamponi possono dare, da una parte una falsa patente di negatività e di liberi tutti e dall'altra produrre un esercito di positivi asintomatici». Se ci si affida a occhi chiusi a questo tipo di esame si rischia «di far circolare soggetti negativi al tampone ma in fase di incubazione (72 ore) che trasmettono il virus e chiudere in casa altri con tampone positivo (o debolmente positivo) che non trasmettono a nessuno». La soluzione per Bassetti è quella di «rimettere al centro la clinica fatta di segni e sintomi, che unita alla virologia rimane lo strumento migliore per la gestione di questa pandemia come si è sempre fatto nella gestione delle malattie infettive». Bassetti però non spiega come evitare la confusione con l'influenza stagionale visto che i sintomi sono identici.

E per il professor Crisanti, direttore della Microbiologia di Padova, la lettura di questa vicenda è molto diversa. «Anche i calciatori devono rispettare la quarantena - insiste il virologo - Evidentemente il tampone è stato eseguito in un intervallo di tempo troppo stretto: è risultato negativo perché non è stato dato al coronavirus il tempo di manifestarsi». Il protocollo per evitare che si blocchi tutto il campionato per Crisanti è semplicissimo. «I calciatori devono fare il tampone tre giorni prima di scendere in campo e ripeterlo il giorno stesso della partita: se entrambi i test sono negativi possono giocare».

Procedimenti complessi e costosi certo: ma soltanto così si potrà evitare che alla fine si contagino tutti. «Se un calciatore è positivo è inutile fare il tampone ai suoi contatti il giorno dopo - insiste Crisanti - Si devono aspettare tre giorni. Poi se vogliono il Far West devono accettare le conseguenze».

Il test molecolare, il tampone, è considerato il golden standard, l'esame principe per la diagnosi di Sars Cov2 anche dall'Organizzazione mondiale della sanità, Oms. Con questo test viene identificata la presenza del materiale genetico del virus in campioni biologici attraverso la tecnica in provetta della reverse transcription-polymerase chain reaction (Rt-Pcr). Il prelievo del materiale biologico si effettua con una sorta di lungo cotton fioc dalle mucose del naso e della gola. Il test molecolare è in grado di rilevare la positività al coronavirus anche in assenza di sintomi.

Certamente un margine di errore esiste come ribadisce anche il direttore dell'Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Giovanni Maga. «Come tutti i test diagnostici, anche il tampone ha delle limitazioni - spiega l'esperto - bisogna che la quantità di virus presente nelle mucose delle vie respiratorie che vengono prelevate dal tampone sia tale da essere rilevata. La sensibilità di questi test molecolari è molto alta, ma può capitare che la persona venga valutata nei giorni immediatamente seguenti al contatto del virus, quando cioè i suoi livelli di virus nel naso e nella gola sono ancora troppo bassi per essere rilevati». Ma anche per Maga «il tampone molecolare è lo strumento più sensibile oltre che quello certificato dal ministero della Salute come lo standard».

Perplessità da parte di alcuni studiosi viene però sollevata rispetto al tampone per i bambini dato che il prelievo è veloce ma può essere fastidioso e in alcuni casi doloroso. Il professor Filippo Festini, Ospedale Pediatrico Meyer, che ha prestato la sua opera in un drive-in Covid evidenzia che in moltissimi casi viene richiesto il tampone per i bambini anche per vaghissimi sospetti mentre si tratta di un esame invasivo che per i più piccoli presenta anche il rischio di lesioni alla mucosa nasale e orale.

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