Il primo a cercar di minimizzare è "The Donald", ovvero il presidente sopravvissuto a tre attentati in meno di due anni.
"Ho studiato gli attentati, e devo dirvi che le persone più influenti, quelle che fanno di più... sono proprio quelle che prendono di mira". Così sabato sera un Donald Trump ancora in smoking cerca di spiegare la sparatoria che ha appena sconvolto l'annuale cena dei corrispondenti al Washington Hilton Hotel. Una spiegazione che soddisfa il protagonismo del presidente, ma fa evidentemente a pugni con l'immagine di un'America sempre più intrisa di odio e contrapposizione politica. Un brodo di cultura in cui a differenza del passato germinano non solo i fanatici della destra suprematisma, ma anche quelli legati alla sinistra woke e "antifa". Un'estrema sinistra che al pari dei propri avversari ha facile accesso ai 506 milioni di pistole e fucili detenuti (dati National Shooting Sports Foundation, ndr) nelle case statunitensi.
Ma le armi non sono l'unico problema. A renderle letali per le istituzioni contribuisce la pericolosa diffusione dell'intolleranza politica di estrema sinistra. Una recente ricerca del Centro per gli Studi Strategici e Internazionali (Csis) rivela "una notevole crescita degli incidenti terroristici" catalogati come "attacchi e complotti motivati dall'opposizione a capitalismo, imperialismo e fascismo" o come sostegno a cause "anarchiche, ambientaliste o allineate con ideologie anti governative di estrema sinistra". Secondo il Csis gli attacchi terroristici o i complotti di estrema sinistra, molto rari in precedenza, iniziano a moltiplicarsi tra il 2016 e il 2024 raggiungendo una media di 4 episodi all'anno. Il 2025 - con i suoi cinque episodi tra cui l'assassinio di Charlie Kirk - rappresenta l'apice della violenza di sinistra nell'arco di un trentennio. Ma il 2025 si caratterizza anche come il primo anno dal 1995 in cui gli atti terroristici di sinistra superano quelli attribuiti all'estrema destra.
Ma da dove nasce tutto questo? Un po' lo spiega l'identikit di Cole Tomas Allen, il 31enne ingegnere meccanico, già sostenitore della candidata democratica Kamala Harris, presentatosi nella hall del Hilton Hotel armato di pistola fucile e coltelli. Allen proviene da quella California culla e crocevia, ormai da qualche decennio, della cultura woke e del radicalismo anti istituzionale. Non a caso il termine "San Francisco Values" (valori di San Francisco) descrive ormai l'estremismo progressista che caratterizza i principali centri Californiani. Un estremismo che negli ultimi anni ha assimilato anche quella "gun culture" (cultura della armi) considerata un tempo prerogativa della "ALT Right", l'estrema destra suprematista. Gruppi come i Redneck Revolt e i John Brown Gun Club proclamano apertamente la necessità di armarsi. E la giustificano con il bisogno di proteggersi dagli assalti avversari o di un governo accusato di difenderli.
Ma ovviamente bisogna anche chiedersi perché l'ascesa della violenza di sinistra coincida con l'emergere politico di Donald Trump e con i suoi due mandati alla Casa Bianca. Le dure politiche anti migratorie - accompagnate dall'irrompere sulla scena di Minneapolis degli agenti federali dell'Ice con il corollario - lo scorso gennaio - dell'uccisione di due contestatori anti Trump - alimenta la sensazione di una Casa Bianca sempre più intollerante nei confronti dell'opposizione.
Sul fronte opposto la grazia presidenziale agli attivisti di destra responsabili dell'assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021 ha corroborato le tesi di chi dai palchi delle adunate "no kings" accusa l'amministrazione Trump di assediare e reprimere i movimenti per i diritti civili. Creando la pentola a pressione da cui emergono di volta in volta gli assassini di Kirk o i vendicatori, in stile Tomas Alllen, decisi a far fuori il presidente.