Zan, scontro Letta-Salvini "Mediazione o si rischia"

Il segretario dem tira dritto per la conta in Senato. Ma la dinamica ricorda molto la caduta di Conte

Zan, scontro Letta-Salvini "Mediazione o si rischia"

L'effetto Draghi dura a malapena 24 ore. Con il Vaticano che - per bocca del suo segretario di Stato, Pietro Parolin - rifiuta ogni accusa di ingerenza, fa sapere di non voler in alcun modo «bloccare la legge» e si dice d'accordo con le parole del premier che, mercoledì scorso, aveva sottolineato come l'Italia sia uno Stato laico e non confessionale. Il tentativo, insomma, di abbassare i toni, forse dovuto anche al fatto che è evidentemente in corso un confronto tra la Santa Sede e i vertici del governo italiano.

Tutt'altro approccio, invece, dai partiti di maggioranza. Che continuano a darsele di santa ragione, con un durissimo braccio di ferro tra Lega e Pd. Se Matteo Salvini fa infatti sapere che è pronto ad aprire un tavolo e che «senza dialogo la legge non passa», Enrico Letta gli risponde che al Senato il ddl Zan va «approvato così com'è» uscito dalla Camera. E lo fa usando toni piuttosto perentori. Quello dell'ex ministro dell'Interno, è infatti la convinzione del segretario dem, è solo un tentativo «strumentale» per «far impantanare il provvedimento». Insomma, l'offerta di dialogo di Salvini «non è credibile», soprattutto dopo «l'ostruzionismo totale di questi mesi».

Una presa di posizione netta. Quasi una pietra tombale su qualunque tentativo di dialogo o confronto. Con i tempi che si fanno sempre più stretti, visto che il 6 luglio il Senato dovrà votare sulla calendarizzazione del testo. Una scelta, quella di Letta, politicamente azzardata. Perché il tema è notoriamente divisivo e in parte anche trasversale agli schieramenti. E se sul calendario Palazzo Madama voterà a scrutinio palese - con l'asse Pd-Leu-M5s-Autonomie-Iv che ha i numeri - ben più rischiosi saranno gli inevitabili passaggi con voto segreto. Dovrebbero essere poco meno di una ventina e basta andare sotto su un emendamento per mettere a rischio l'intero provvedimento. Insomma, in un clima di scontro aperto è altamente probabile che il Senato rischi di diventare una sorta di Vietnam parlamentare.

Non solo, infatti, nel Pd c'è un area cattolica non proprio in sintonia con le posizioni della segreteria. Ma pure tra i senatori del M5s c'è chi si ritrova sulla linea Salvini. Non è un mistero, d'altra parte, che ormai da molti mesi ci sia un canale aperto tra dissidenti grillini e Lega, soprattutto al Senato dove i numeri sono più ballerini. Per non parlare di Italia viva, con Matteo Renzi che già pregusta uno scenario simile a quello che ha portato alla caduta del secondo governo Conte. Non ne fa mistero l'ex premier, che non si sfila formalmente dai sostenitori al ddl Zan, ma predica cautela e sottolinea come il tema sia divisivo e i numeri per nulla scontati.

È uno schema che ricorda molto la dinamica che ha portato alla caduta del governo Conte. Sembra passata una vita, in realtà è storia di neanche sei mesi fa. E con equilibri quasi identici a quelli che si stanno prospettando oggi sul ddl Zan. L'aula sempre la stessa, quella del Senato. Con il Pd formalmente a favore, ma con molti dubbiosi. C'erano allora sulla premiership di Conte, ci sono oggi sul provvedimento a firma Alessandro Zan. E con Renzi che - esattamente come allora - non si schiera formalmente contro, ma neanche nasconde i suoi dubbi e le sue perplessità. In più, c'è qualche senatore grillino che nel segreto dell'urna è pronto a votare contro.

Uno scenario, insomma, per nulla rassicurante per Letta. Che non deve però aver fatto tesoro della lezione Conte. Che alla fine di gennaio riuscì a portare a casa una risicatissima fiducia a Palazzo Madama con 156 «sì». Una maggioranza non assoluta e che è stata l'inizio della fine dell'autoproclamato avvocato del popolo. La strada, gli attori in causa e le posizioni ricordano molto quello schema. Con Letta che rischia di andare a far sbattere la sua segreteria sul ddl Zan ancor prima di dover fare i conti con la complicata tornata amministrativa che lo aspetta in autunno.

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