Zemmour aggredito, rissa al primo comizio. L'anti-Macron promette: zero immigrazione

Scontro con gli attivisti anti-razzisti: feriti. L'assaltatore gli è saltato al collo

Zemmour aggredito, rissa al primo comizio. L'anti-Macron promette: zero immigrazione

Scoppia la rissa, sedie che volano, pugni e il volto di un paio di contestatori insanguinato al primo grande comizio elettorale di Eric Zemmour, l'intellettuale di estrema destra da una settimana candidato ufficiale anti-Macron. Il polemista prestato alla politica ha aperto ieri, in grande stile, le danze di una campagna elettorale che si preannuncia caldissima: 15mila sostenitori ad acclamarlo, 400 giornalisti accreditati, centinaia di bandiere francesi e cori. Ma dopo la dichiarazione di sostegno dell'ex leader dei gilet gialli, Jacline Mouraud, l'arrivo del candidato anti-Macron, tra la folla in tripudio, è stato condito da due fuori programma: un uomo gli salta al collo durante l'ingresso in sala, e viene subito allontanato dalle guardie del corpo, poi fermato dalle forze dell'ordine. Zemmour non si ferma, sale comunque sul palco e comincia il suo discorso, ma a fine serata si scopre che è stato ferito a un polso. Non è tutto. Un gruppo di attivisti dell'associazione Sos Racisme - mentre il candidato parla - urla «No al razzismo», uno slogan esibito a sorpresa anche su alcune magliette. I fan di Zemmour si infuriano e finisce con sedie che volano, una contestatrice colpita con un pugno, gli altri messi a terra. Almeno due i feriti.

È la prova che saranno presidenziali ad alta tensione. D'altra parte il comizio di Zemmour, che si è svolto in una mega-sala a Villepinte, Seine-Saint-Denis, banlieue nord di Parigi, era previsto in un primo momento allo Zenith ma è stato spostato sul finale a venti chilometri dalla capitale. «Entusiasmo popolare», hanno spiegato gli organizzatori. Ma a pesare è stata la questione sicurezza, dopo che una cinquantina fra organizzazioni sindacali, movimenti e associazioni di sinistra hanno organizzato a Parigi una manifestazione anti-Zemmour, «per mettere a tacere il candidato» e «non lasciare che il fascismo avanzi».

Zemmour ha cambiato i piani e ha scaldato la platea con un programma estremo, lanciando lo slogan «impossibile non è francese» (citazione attribuita a Napoleone) e annunciando il nome del nuovo partito: «Reconquête», Riconquista, a indicare la necessità di riappropriarsi di una Francia che non c'è più, vittima della crisi economica, culturale e dell'immigrazione. Da qui le promesse: via tutti i clandestini, immigrazione zero, fine dello ius soli, limitazione del diritto d'asilo e degli aiuti sociali agli extra-europei. «Io razzista? - chiede - Impossibile, sono berbero», dice. Intanto promuove l'uscita dalla Nato, promette di reindustrializzare la Francia con un ministero ad hoc, meno tasse e imposte, la priorità alle imprese francesi e a quelle familiari. La sua discesa in campo, ne è certo, «è l'inizio della riconquista del più bel Paese al mondo». Macron viene liquidato con frasi sprezzanti: «Nessuno sa chi è, perché non è nessuno. La Francia ha eletto il vuoto e ci è finita dentro».

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