Il Pontefice non lo cita ma ne ricorda temi e idee

Il rapporto con la Legge, i dogmi, la comunità cristiana, l’"inculturazione"

Il Pontefice non lo cita ma ne ricorda temi e idee

Per gentile concessione dell’editore La nave di Teseo pubblichiamo in anteprima un brano da Eretico o santo. Ernesto Buonaiuti, il prete scomunicato che ispira Papa Francesco, di Giordano Bruno Guerri. Il saggio (pagg. 400, euro 24) sarà in libreria dal 21 aprile.

Nell'estate 2021, Francesco ha dedicato le udienze generali del mercoledì a un ciclo di catechesi sulla Lettera ai Galati di san Paolo. L'11 agosto, concentrandosi sul rapporto con la Legge, Francesco ne parla così: «Non si può estendere la sua durata oltre misura, perché è legata alla maturazione delle persone e alla loro scelta di libertà. Una volta che si giunge alla fede, la Legge esaurisce la sua valenza propedeutica e deve cedere il posto a un'altra autorità». Lasciandosi guidare da una serie di domande, ha proseguito: «Ci farà bene chiederci se viviamo ancora nel periodo in cui abbiamo bisogno della Legge, o se invece siamo ben consapevoli di aver ricevuto la grazia di essere diventati figli di Dio per vivere nell'amore. Come vivo io? Nella paura che se non faccio questo andrò all'inferno? O vivo anche con quella speranza, con quella gioia della gratuità della salvezza in Gesù Cristo? È una bella domanda. E anche la seconda: disprezzo i Comandamenti? No. Li osservo, ma non come assoluti, perché so che quello che mi giustifica è Gesù Cristo». Conclusioni simili, tratte dagli studi su san Paolo, furono motivo di scomunica per Buonaiuti: «San Paolo non fu il primo modernista al cospetto dei giudaizzanti?» chiede don Ernesto in Il Vangelo e il Mondo.

I temi affrontati dal papa sono tutti buonaiutiani. Per l'iperscomunicato, l'individuo non può comprendere il divino se non in compagnia del fratello, e anche per questo non voleva staccarsi dalla Chiesa, pur non rinunciando a denunciare quel che gli appariva sbagliato. La sua attenzione alle ingiustizie e agli errori gli fa intuire in anticipo una Ecclesia spiritualis nella quale possano avere ampio spazio le vocazioni personali e la libertà di coscienza, la Chiesa intesa come comunità di credenti in parte riscoperta dal concilio Vaticano II. Gli dà ragione proprio papa Francesco con la sua terza enciclica, la Fratres omnes, firmata il 3 ottobre 2020 con forte portata simbolica fuori dal Vaticano (non accadeva da 206 anni), sulla tomba di san Francesco di Assisi. L'enciclica segue l'insegnamento della Gaudium et spes, il principale documento prodotto dal Vaticano II, che rivolgeva «la sua parola non più ai soli figli della Chiesa e a tutti coloro che invocano il nome di Cristo, ma a tutti gli uomini»: è un'enciclica «sulla fraternità e l'amicizia sociale», utopistica, che sogna una società in cui i diritti promanino dall'inalienabile dignità umana e in cui gli uomini siano consapevoli «di essere una comunità mondiale che naviga sulla stessa barca, dove il male di uno va a danno di tutti».

L'aggiornamento voluto da Giovanni XXIII fu un modo di adattare il messaggio cristiano alle forme mutevoli della cultura. L'inculturazione, assieme al decentramento della Chiesa Universale, sono molto care al papa gesuita, sul solco del concilio e senza timore di intaccare la fissità dei dogmi. «In realtà», ha dichiarato Bergoglio nel 2015 in chiusura del sinodo dedicato alla famiglia, «le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato».

«Ogni situazione storica va interpretata secondo l'ermeneutica dell'epoca, non l'ermeneutica di oggi», ha affermato quasi sette anni dopo, durante l'udienza del 10 gennaio 2022 al corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Riflettendo sull'operato sempre meno efficace di molte organizzazioni internazionali, fuorviate da «una forma di colonizzazione ideologica, che non lascia spazio alla libertà di espressione». Senza mancare di ribadire che «ci sono alcuni valori permanenti» come il diritto alla vita e il diritto alla libertà religiosa, papa Francesco ha scelto parole chiare contro la cancel culture, non per la prima volta. «Si va elaborando un pensiero unico pericoloso costretto a rinnegare la storia, o peggio ancora a riscriverla in base a categorie contemporanee». Un allarme che traspone alla nostra attualità gli ammonimenti e le lotte di Buonaiuti.

(2021 by Giordano Bruno Guerri - Published by arrangement

with Agenzia Santachiara)

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