La prefazione del Cav stampata fuori libro Ma agli odiatori ancora non basta

A pensarci bene, neppure famigerati saggi socio-politici o memorie di vita con prefazioni di terroristi bombaroli e brigatisti pluriomicidi hanno conosciuto censure come quella riservata da un certa intellighenzia integralista bolognese a un volume pubblicato con scopi benefici ma malauguratamente introdotto da un «saluto» del presidente del Consiglio. Che, chiamandosi Silvio Berlusconi, ha scatenato il putiferio.
La vicenda, che ha più del comico che del tragico, è stata raccontata giorni fa dal Giornale, ma oggi necessita di un aggiornamento. Che a questo punto ha più del grottesco che del comico.
Comunque, il libro incriminato s’intitola Uomini che amano le donne, è promosso da una associazione culturale di Bologna che si chiama «La Compagnia delle donne» ed edito da Minerva a sostegno della raccolta fondi per la ristrutturazione della basilica cittadina di Santo Stefano. Si tratta di una raccolta di 50 interviste, scritte da 50 giornaliste, a uomini bolognesi di spicco, tra cui cantanti come Lucio Dalla e Francesco Guccini, registi come Pupi Avati e Giorgio Diritti, imprenditori come Luca Cordero di Montezemolo e Maurizio Marchesini, ma anche politici come Gianfranco Fini, Pier Ferdinando Casini e Romano Prodi. E poi atleti, artisti, intellettuali... La polemica è scoppiata quando, giorni fa, si è saputo che fra le prefazioni istituzionali, oltre a quella di Anna Maria Cancellieri, commissario di Bologna, e di Virginio Merola, presidente del Consiglio della Provincia, c’era anche un testo firmato da Silvio Berlusconi in qualità di presidente del Consiglio. Alcune giornaliste e alcuni intervistati coinvolti nell’iniziativa, tra cui Giorgio Celli e Eugenio Riccomini, non hanno gradito, minacciando ritiri e querele se non fosse stata tolta la pagina del premier. Spaventata dalle proteste, la presidentessa dell’associazione Chiara Caliceti voleva rispedire al mittente il testo contestato, sperando così di placare gli animi e di non perdere i ricavi derivanti dalla vendita del libro e necessari al restauro; cedendo però al ricatto. Mentre il presidente della casa editrice Minerva, Roberto Mugavero, ha pensato che una soluzione di «compromesso» potesse essere quella di stampare la prefazione di Berlusconi su un foglio volante inserito nel volume (mantenendo al loro posto quelle del presidente del consiglio provinciale e del commissario Cancellieri) lasciando alla «coscienza» di ognuno la decisione di tenerla o meno. Ma anche questo, per la sinistra fondamentalista, non è stato sufficiente.
E così, ieri mattina, alla conferenza stampa di presentazione del libro, nelle sale del Comune di Bologna, le giornaliste pasionarie hanno inscenato l’ennesima protesta. Durante l’incontro, affollato e tumultuoso, l’editore ha spiegato che non gli sembrava giusto togliere la prefazione «perché è una lettera che non ha alcun cenno politico del presidente del Consiglio, che rappresenta un’istituzione. Ma per non urtare la sensibilità di alcuno, ho deciso di staccarla dal libro dando la scelta a chiunque di tenerla o gettarla», aggiungendo che «se ci dovessero essere cause me ne farò carico», visto che Giorgio Celli ha già manifestato l’intenzione di avviare una denuncia per vie legali (non si sa su che basi). Tanto è bastato per (ri)mandare su tutte le furie le giornaliste, le quali - in perfetta contraddizione con il principio di libertà di espressione che dovrebbe caratterizzare la professione - hanno ripetuto il loro no, anche al foglio volante. Croniste, integraliste.
Intanto, mentre questa sera il libro sarà presentato nel chiostro della Basilica di Santo Stefano (si spera senza roghi), sembra prenderla con spirito di marketing padre Idelfonso Chessa, della comunità monastica di Santo Stefano che ha chiosato saggiamente: «Lasciamo il gossip fuori dalla porta. Ringrazio Celli e Riccomini perché grazie a loro il libro andrà esaurito in poco tempo».

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