Giuseppe Marino
Gli iscritti sono già diverse centinaia: si sono impegnati a una preghiera mensile, hanno ricevuto una tessera-mattone e sono così diventati «pietre vive» (limmagine è biblica) che compongono il primo «monastero virtuale» della Chiesa cattolica italiana. Lidea di una comunità di preghiera a distanza, nata nella diocesi di Vittorio Veneto, in pieno Nordest tutto fabbrica e chiesa, sta riscuotendo un gran successo grazie anche alla lunga mano di Internet: da maggio a oggi si sono iscritti già in 800. Basta scaricare il modulo dal sito della diocesi (http://diocesi.vittorio-veneto.tv.it/sp/cdv_monastero.asp) e inviare i dati richiesti: le generalità, la parrocchia di cui si fa parte, e limpegno a pregare almeno mezzora o unora al mese in un dato giorno e orario. Le centinaia di persone che pregano insieme, con un fine comune, creano una specie di «network spirituale» che vuol essere la versione aggiornata di una comunità monastica. «Noi lo chiamiamo monastero invisibile - dice don Fabio Dal Cin, direttore dellufficio vocazioni della diocesi e ideatore delliniziativa - lidea è nata da una frase di Papa Benedetto XVI: Dove si prega con fervore fioriscono le vocazioni. Il nostro invito a pregare in un luogo di propria scelta è stato raccolto con un entusiasmo inaspettato ed è vissuto con altrettanta serietà: cè chi ci scrive per chiedere di cambiare lorario di preghiera che aveva indicato inizialmente, perché magari sono cambiati i turni di lavoro in azienda». Chi sono i fedeli «invisibili»? La prima a iscriversi è stata una donna di 93 anni, il secondo un ragazzo di 18, rappresentanti delle due categorie più numerose: persone anziane o malate, con difficoltà a muoversi quindi, e giovani, cioè chi più spesso frequenta Internet. «Ma cè anche gente che lavora, religiosi e non, sia delle parrocchie della zona che di altre parti dItalia. Ci hanno scritto anche alcuni diocesani emigrati in Cile», racconta soddisfatto don Fabio, che ha lanciato liniziativa con il pieno appoggio di monsignor Giuseppe Zenti, vescovo di Vittorio Veneto. La Chiesa, del resto, superate le diffidenze iniziali, è ormai da anni molto favorevole alluso di Internet e delle tecnologie di comunicazione avanzate per diffondere la fede. A partire dal Natale del 1995 quando Giovanni Paolo II impartì la prima benedizione urbi et orbi online. E dopo che lo stesso Wojtyla, nel 2002, lanciò un messaggio intitolato «Internet, nuovo forum per annunciare il Vangelo», cè stato un vero e proprio fiorire. «I siti web cattolici sono almeno 11.000 - spiega Francesco Diani, responsabile del motore di ricerca specializzato Siticattolici.it - in gran parte dipendono dalle parrocchie, ma ce ne sono anche di associazioni e individuali». Il fedele che naviga su Internet può fare di tutto: pregare il santo preferito, consultare biblioteche tematiche online, scaricare materiale pastorale, audio e video compresi. La Chiesa tuttavia resta molto prudente sulla necessità di non spingere troppo il pedale sullaspetto «virtuale». «La fede - dice Diani - non può essere vissuta a distanza. Cresce allinterno di una comunità, il pc deve essere solo un tramite. Altrimenti si rischia di arrivare a costruirsi una spiritualità fai-da-te, un Dio su misura».
Diani adduce lesempio di un sito di confessioni online lanciato qualche anno fa: si riempiva un modulo con i peccati e il sacerdote inviava via mail penitenza e assoluzione. «Era una burla che lo stesso autore del sito autodenunciò - spiega Diani - ma nel frattempo erano arrivate diverse confessioni senza che nessuno notasse nulla di strano».
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