Un premio a chi racconta meglio la morte di Berlusconi

La casa editrice «Noubs» lancia un concorso letterario: «Scrittori in erba, sbizzarritevi a raccontare l'ultimo giorno di Berlusconi»
In premio una copia dell'antologia con i migliori manoscritti. Il precedente di «Shooting Silvio» e la storia del bandito Facchinetti

Mancava solo un premio letterario alla «morte» di Berlusconi. Adesso c'è. L'ha inventato la casa editrice Edizioni Noubs, pronta a raccogliere i migliori racconti sulla «notte in cui morì Silvio Berlusconi» in un'antologia prevista in uscita nel 2010. I curatori della singolare iniziativa non ci tengono a iscriversi nel club degli anti premier, almeno apparentemente: «Dato per scontato che il nostro presidente del Consiglio vivrà i programmati 120 anni», è il frettoloso alibi vergato sull'homepage del sito www.noubs.it, chiariamo che «l'intenzione di questo libro non vuole impedire né ha intenzione di opporsi alla realizzazione di tale programma». Ma l'idea di giocare con la vita e la morte del Cavaliere, nonostante i ripetuti allarmi sulla sua incolumità, come le minacce inviate al Riformista o l'invito a «cacciare una pallottola in testa al premier lanciata da un militante Pd modenese, per non parlare della sua privacy violata dal fotografo sardo Antonello Zappadu a Villa Certosa non sembra turbarli affatto.
Poco importa se l'invito neanche troppo velato a far fuori il premier («ultimamente ci è sembrato meno giocoso del solito: un fastidioso prurito dovuto al trapianto dei capelli?») potrà scatenare la mano di qualche folle, pronto a trasformare il suo delirio in realtà. Anzi, l'invito è quasi esplicito: «Quel che vi proponiamo è di sbizzarrirvi immaginando un racconto avente per oggetto «La notte in cui morì Silvio Berlusconi». Come morirà, se morirà e non sarà stato nel frattempo clonato? Che ne sarà del muro padano da lui inaugurato poco prima della morte? E voi come reagireste alla notizia del trapasso violento o serenamente teletrasmesso in diretta? E il popolo italiano?».
Non è la prima volta che la morte di Berlusconi diventa oggetto di «creatività». Il film Shooting Silvio, prodotto nel 2006 e mandato in onda su Sky lo scorso aprile (e mai più replicato dopo l'ira del Pdl) si basava sulla stessa, inedita idea. Il protagonista chiede agli amici di raccogliere idee, spunti e suggerimenti su come uccidere il premier. Alla fine resta solo e medita di trasformare il suo delirio in realtà.
C'è chi c'è andato molto vicino, come Roberto del Bosco, muratore mantovano all'epoca 28enne che colpì Berlusconi a un occhio con un treppiede il 31 dicembre del 2004 a piazza Navona, a Roma. «È stato un raptus perché lo odio», disse alla Digos mentre lo arrestavano, poi si corresse: «Volevo far piacere a un'amica e avevo pensato di dargli due pacche in testa. Ho fatto una coglionata», fu la giustificazione data al Corriere della Sera dopo una notte in cella.
Qualcun altro, a metà degli anni Ottanta, fu praticamente a un passo dall'omicidio, peraltro su commissione. Si chiamava Pierluigi Facchinetti, era il capo della «Banda dei bergamaschi» ed è morto a 31 anni durante un conflitto a fuoco con la polizia nel novembre dell '87 a Polevano, Brescia. La sua storia è in un libro (Mio fratello più grande. La vera storia del bandito bergamasco che doveva uccidere Berlusconi, Leonardo Facco editore) uscito nel 2007 e curato dal fratello Emiliano. «Un'organizzazione criminale francese gli aveva offerto 700 milioni di lire per rapirlo e ucciderlo. Lui ne prese metà e fuggì, poi venne ucciso dalla polizia».
Tutto materiale da saccheggiare per gli Hemingway in erba che sognano l'immortalità letteraria. Perché «gli autori non dovranno alcun compenso e anzi riceveranno copie in omaggio dell'opera nonché contratto editoriale». L'importante è sbrigarsi, dice la casa editrice: «C'è tempo fino all'Epifania del 2010. Se per quel giorno non siete riusciti a stilarlo, è segno che voi, inconsciamente, gli volete proprio bene». Segno che la Noubs, al di là dei proclami di facciata, invece no. Qualcuno, come Manuela, già si candida all'epitaffio letterario: «Finalmente un tema interessante».
felice.manti@ilgiornale.it

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