Presi altri due terroristi Uno era arrivato in Italia come clandestino

MilanoCon l’arresto durante la notte di altri due nordafricani è stata definitivamente sgominata la cellula terroristica «fai da te» che ha mandato l’altra mattina un libico al martirio. L’uomo, Mohamed Game, 35 anni, ha tentato di farsi esplodere all’interno della caserma Perrucchetti ma, bloccato dalla guardia, ha fatto detonare l’ordigno, rimanendone dilaniato. Le indagini hanno consentito poi di arrestare Abdel Hady Abdelaziz Mahoud Kol, 52 anni, egiziano, e Mohamed Imbaeya Israfel, 33 anni, libico. Ma soprattutto di recuperare quasi un quintale di sostanze chimiche, con cui sarebbe stato possibile preparare altri ordigni artigianali.
Game, in Italia dal 2000, ma regolare dal 2003, vive con la compagna italiana e quattro figli in un alloggio popolare occupato sette anni fa in via Cividali 30, a due passi da San Siro. Si presenta come ingegnere ma sbarca il lunario come elettricista. Disperato perché malato di cuore e con pochi quattrini, sposa la causa islamica e decide di farsi saltare in aria dentro una caserma dell’esercito. Per realizzare i suoi disegni si unisce a Kol e Israfel, anche loro ora regolari. Il primo è arrivato nel ’94, «sanato» nel ’98, ha occupato un altro appartamento di via Civitali 30. Il secondo vive nella vicina via Gulli al civico 1, altro alveare di stranieri abusivi.
Dopo settimane di preparazione, una decina di giorni fa decidono di passare alla fase operativa e si presentano con un furgoncino al consorzio agrario di Corbetta, comune alle porte di Milano, dove comprano un quintale di nitrato d’ammonio. Lo testimoniano gli scontrini trovati in tasca a Game e il riconoscimento fotografico effettuato dall’impiegato che lo ha servito. Si tratta di un fertilizzante che mischiato ad altre sostanze chimiche diventa un più che discreto esplosivo.
Ed è proprio con un paio di chili di questa miscela nascosti in una borsa che Game lunedì mattina prima delle 8 si presenta alla caserma Perrucchetti ma, bloccato dalla guardia, decide di immolarsi lì, all’ingresso. Il detonatore fa saltare solo 50/100 grammi di esplosivo. Fosse deflagrato l’intero ordigno sarebbe venuto giù l’arco d’ingresso uccidendo chiunque si fosse trovato nel raggio di qualche metro. Lo scoppio è comunque devastante per lui che ora si trova in prognosi riservata al Fatebenefratelli. I medici gli hanno sistemato la gamba ferita, ma hanno dovuto amputargli la mano destra e disperano di salvargli la vista.
Dopo pochi minuti i carabinieri del Ros e gli agenti della Digos diretti da Bruno Megale, sono a casa dell’attentatore e già in tarda mattinata hanno le idee chiare. Viene bloccato per primo il vicino. È l’egiziano, sposato con una prole indefinita, perché millanta due mogli e 12 figli. Anche lui fa l’elettricista e come l’amico ha tutti i vicini pronti a giurare sulla sua rettitudine. «Sempre attento e disponibile, mi ha rifatto l’impianto elettrico di casa senza chiedermi un centesimo», racconta Rosanna Pelucelli, 40 anni, sua dirempettaia che poi ricorda come qualche mese fa venne la polizia a prelevarlo. «Rimase in carcere qualche giorno, mai saputo perché».
Dopo aver sequestrato materiale vario e messo i sigilli alle cantine, gli investigatori passano in via Gulli, due ingressi, otto piani di degrado. Uno stabile, di cui non è mai stata ben chiarita la proprietà, occupato da un centinaio di stranieri, molti dei quali dediti allo spaccio. Insomma la solita casbah metropolitana. Al civico 3 un anno fa è scoppiato un incendio che ha reso inagibile l’intera scala, rimane l’1 dove al terzo piano, tra materassi a terra e sedie sfondate, immondizia e topi, gli agenti trovano Israfel. Inutile chiedere di lui agli altri inquilini. Molti si esprimono in un italiano incerto, altri quando alludiamo a un arresto fanno spallucce: qui un paio di volte alla settimana la polizia si porta via qualcuno.
Israfel, l’unico scapolo, è anche il custode della santabarbara, circa un quintale di varie sostanze chimiche. In particolare 40 dei 100 chili di fertilizzante comprato a Corbetta ma anche altri reagenti chimici per trasformare il nitrato in esplosivo. Abbottonati su questo particolare, gli investigatori si limitano a dire che gli altri 60 chili non sono nella disponibilità di altri terroristi, essendo forse stati usati per prove ed esperimenti. Insomma di sicuro non ci sono altri ordigni pronti a scoppiare per Milano. Come è sicuro che la «cellula» terroristica era composta solo da questi tre disperati.
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