Il Presidente torna a respirare aria di fabbrica e ricorda «l’orgoglio dei tecnici e degli operai»

Scoccano le 11, e l’auto con a bordo il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si ferma pochi metri oltre la soglia dell’enorme capannone che rappresenta simbolicamente e in concreto la storia centocinquantennale dell’Ansaldo. Storia di fortune e momenti di crisi, ma soprattutto storia di uomini e donne, operai specializzati e tecnici, che - come ricorda, parlando a braccio, l’amministratore delegato di Ansaldo Energia, Giuseppe Zampini, nell’indirizzo di saluto all’illustre ospite - hanno saputo mantenere alto il prestigio e la competitività di un’azienda «che ha una lunga tradizione, ma è anche giovane perché ha cuore e teste giovani». Ne ha fatto cenno in precedenza anche l’ingegner Pierfrancesco Guarguaglini, presidente della «casa madre» Finmeccanica: «Oggi Ansaldo Energia è un’azienda che porta nel mondo il volto migliore dell’industria italiana - sottolinea fra l’altro Guarguaglini -. Grazie alla scelta del nucleare, coltivata con sacrificio e lungimiranza, anche quando sembrava che nel nostro Paese non ci fosse futuro, oggi può dare un contributo decisivo per una nuova stagione nucleare in Italia».
Anche per questo, nella sua breve replica, il Capo dello Stato parla di «visita istruttiva e tonificante» e fa i complimenti ai vertici industriali per «aver recuperato una piena autonomia anche costruttiva e creativa. Si parla molto di made in Italy - aggiunge Napolitano, anch’egli senza tenere fogli scritti in mano -. Ma cosa c’è di più made in Italy di ciò che si fa qui all’Ansaldo?», facendo riferimento alla storia della società oltre che alla tradizione manifatturiera del Paese. Napolitano osserva poi come talvolta si diano «interpretazioni restrittive del made in Italy», ma l’industria manifatturiera gioca un ruolo importante di cui l’Ansaldo è un esempio. «Questa tradizione deve essere rinnovata e resa competitiva nelle condizioni mutate del mercato globale. Sono molte le incognite che pesano sul nostro futuro, ma abbiamo risorse per andare avanti, per guadagnare posizioni e non perderle». Lo ascoltano il presidente della Regione Claudio Burlando, il numero uno della Provincia Alessandro Repetto, il sindaco Marta Vincenzi e il presidente del consiglio regionale Mino Ronzitti che gli hanno dato il benvenuto all’ingresso con il presidente dell’Autorità portuale Luigi Merlo, il Magnifico Rettore Giacomo Deferrari e il «direttore d’orchestra» del consiglio comunale Giorgio Guerello. Ma ad ascoltare Napolitano sono anche decine di impiegati e operai, molti in tuta aziendale, che affollano la sala riunioni allestita in un’area del capannone. Scatta l’applauso quando il Presidente della Repubblica rileva che «qualche volta ci si dimentica che esiste la classe operaia. Ora che il nazionalismo con le sue degenerazioni è alle nostre spalle, possiamo incitare noi stessi ad avere un po’ di orgoglio nazionale, che è orgoglio anche di quello che produciamo, dei nostri tecnici e dei nostri operai». È, in pratica, il saluto prima del congedo da Ansaldo Energia per raggiungere la seconda tappa della visita genovese, l’Istituto italiano di tecnologia, dopo una breve sosta per il pranzo in prefettura. L’agenda è fitta, ma si vede bene che Napolitano è tornato volentieri a respirare «aria di fabbrica».

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