Per una comparsata pagata 379 euro lordi, un pensionato si è ritrovato con una richiesta da parte dell'Inps da oltre 21mila euro: quasi un anno di assegno. Una sproporzione che, negli ultimi mesi, sta facendo discutere sempre di più tra ricorsi, sentenze e casi finiti in tribunale. Anche perché basta poco: qualche giorno di lavoro registrato nel modo “sbagliato” e il conto, improvvisamente, diventa enorme. Ecco cosa è successo.
Dal set alla richiesta di restituzione
La vicenda è finita davanti al giudice del lavoro. Secondo gli atti, quei giorni sul set sono risultati come rapporto di lavoro dipendente e da lì è partita la richiesta di restituzione. Il Tribunale di Trento, con un provvedimento cautelare, ha per ora bloccato le trattenute sulla pensione accogliendo il ricorso d’urgenza presentato dall’avvocato Filippo Valcanover: l’Inps non potrà scalare rate mensili finché non si entrerà nel merito.
Quando scatta il divieto di cumulo
Alla base c’è il divieto di cumulo: chi percepisce questo tipo di pensione non può sommare l’assegno con redditi da lavoro dipendente fino alla pensione di vecchiaia. Esiste un’unica eccezione, che riguarda solo il lavoro autonomo occasionale, entro il limite dei 5.000 euro lordi l’anno e con obbligo di comunicazione. Se la regola non viene rispettata, l’Inps può sospendere la pensione e recuperare le somme considerate pagate indebitamente. La Cassazione (sentenza 30994/2024) ha indicato che la violazione può far scattare la sospensione per tutto l’anno solare, con relativo recupero dei ratei.
Richieste alte per lavori minimi
È qui che parte il cortocircuito: in diversi casi, per attività minime e compensi bassissimi, l’Inps ha chiesto indietro un’intera annualità. In Trentino ha fatto discutere la vicenda di un soggetto: 30 ore in pescheria, 280 euro incassati, poi una richiesta da 19 mila euro. A Ravenna si è arrivati fino alla Corte costituzionale partendo da una giornata nei campi pagata 83,91 euro lordi: la Consulta (sentenza 162/2025) ha dichiarato inammissibili le questioni, ma ha evidenziato il tema della proporzionalità quando il reddito è “esiguo”. A Torino, invece, per una comparsa pagata 78,48 euro, la Corte dei conti del Piemonte ha limitato il recupero a una sola mensilità, ordinando la restituzione del resto.
Un contenzioso destinato a crescere
Il contenzioso può allargarsi perché i potenziali casi sono tanti: secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, nel triennio 2019–2021 i pensionamenti interessati sono stati 374.432. E prima di arrivare alla vecchiaia può capitare di accettare una prestazione breve, un lavoro a chiamata o un ingaggio che viene formalizzato come dipendente anche se l’attività è marginale. Se arriva una richiesta di “indebito”, di solito le prime mosse sono controllare che contratto risulta, verificare Certificazione Unica e comunicazioni Inps (anche tramite patronato) e, se partono le trattenute, valutare con un legale ricorso e sospensione urgente.
Il nodo resta sempre lo stesso: la regola è chiara, ma quando in ballo ci sono pochi euro e la conseguenza è perdere un anno di pensione, la discussione sulla misura della sanzione è destinata a riaccendersi.