La primavera araba non accende Rabat Nelle urne vince l’indifferenza

Un voto nell’indifferenza, quello che ha segnato ieri in Marocco le prime elezioni dopo la riforma voluta da re Mohammed VI. L’astensione ha pesato anche se l’appello delle forze democratiche al boicottaggio sembra non essere riuscito. In una giornata trascorsa senza incidenti, né proteste ma in un clima di generale apatia, la partecipazione alle urne è stata bassa, il 22,4% alle ore 15, ma comunque in aumento rispetto all’affluenza registrata nel 2007 (quando il tasso alla stessa ora fu del 15%). Alle urne non si sono viste file né code, almeno a Rabat, ma dalle prime ore della giornata nei seggi elettorali (oltre 38mila a disposizione dei 13,5 mln di iscritti nelle liste elettorali), c’è stato un via vai continuo di cittadini, con una buona efficienza delle operazioni elettorali, ma senza le lunghe file che si erano viste, per esempio, nel voto in Tunisia, anche a causa di una cervellotica procedura che impediva, in alcuni casi, al delegato in Marocco di esprimere il voto per proprio conto, in caso avesse dovuto votare in un seggio elettorale diverso rispetto a quello del delegante).
Tre i principali partiti che si contendono il maggior numero dei seggi in parlamento, il partito moderato islamico Giustizia e Sviluppo (Pjd) di Abdelilah Benkirane, l’Istiqlal del premier Abbas al Fassi e l’Rni del ministro delle Finanze Mezouar. Ma per governare sarà necessaria una coalizione, con alleanze tutt’altro che scontate.

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